sabato 16 maggio 2026

dream #146

 Qualcuno avrebbe telefonato per disturbarti mentre eri in macchina e così avresti dovuto parcheggiare e scendere e ritrovarti lungo strade che sembravano familiari fino a renderti conto che qualcosa, qualche dettaglio era cambiato - Persone sedute lungo i marciapiedi, camper e furgoni intorno, Francesco sta bevendo su una sedia pieghevole e quando gli passo accanto allunga una mano per stringere la mia, sorridendomi, poi mi siedo su una panca e ci sono dei ragazzi che stanno chiacchierando e sembra che ci sia un concerto che sta per iniziare - In altre sequenze sto camminando nel quartiere, poi sono di nuovo seduto e un uomo con una strana macchinetta in mano, simile a quella dei tatuatori, inizia a passarmela sulla testa, sul volto, dentro le orecchie, nelle narici e sulle gengive. fino a quando gli dico di smetterla, poi prendo un piccolo specchio, poggiato sul tavolo che ho davanti e mi osservo, la mia faccia è cambiata, più femminile, con i tratti più marcati e spigolosi, - Mi alzo e mi guardo intorno, una ragazza si avvicina, ci scambiamo uno sguardo, poi ci andiamo a sedere su una panca, intanto la musica comincia a spandersi nell’aria e io inizio a sfiorare il collo della ragazza con le mie labbra, poi a baciarlo dolcemente, respiro il profumo dei suoi capelli, poi incontro le sue labbra e ci baciamo, sento la sua lingua muoversi nella mia bocca, la sua mano che mi sfiora le cosce, arrivando verso il cazzo, mi sbottona i pantaloni e lo tira fuori, la guardo negli occhi, mi dice qualcosa, poi inizia a farmi una sega davanti ad altre persone che stanno passando, non mi sento imbarazzato, le sorrido e continuiamo a baciarci - Altre sequenze, altre stanze - Un uomo sdraiato al buio, la sua voce modificata, bassa e roca, mi chiede se possa scrivere una poesia sulla morte, si, gli rispondo, se qualcuno deve morire - La ragazza toglie la mano dal mio cazzo, mi sorride un’altra volta, si alza e se ne va, mi richiudo i pantaloni, il cazzo ancora duro, mi guardo intorno, c’è ancora molta gente, trovo una giacca e me la metto, in una tasca ci sono degli aghi di rosmarino, li prendo e li faccio cadere per terra, decido di farmi un giro, cerco la mia macchina ma non la trovo, ce ne sono altre simili, parcheggiate lungo la strada, alcune sono ammaccate o con le portiere aperte o rotte - Altre sequenze in un’altra città - La macchina di Sara è ferma sul lato delle strada, un pneumatico si è bucato, sto aspettando che lei torni, mi sento inquieto, nella mia mano aperta appare una chiave, non so a chi appartenga e tantomeno quale porta possa aprire, mi guardo intorno, silenzio e odore di pioggia in arrivo.

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  Qualcuno avrebbe telefonato per disturbarti mentre eri in macchina e così avresti dovuto parcheggiare e scendere e ritrovarti lungo strade...