La scimmia sulla schiena
(scrittura, storie, sogni, sostanze e sperimentazioni)
lunedì 9 febbraio 2026
NPK #13
domenica 1 febbraio 2026
NPK #12
Sedevo a una scrivania, dietro a una porta verde e fantasticavo con Fred sui nuovi scenari globali, esercizi di fantapolitica, possibili soluzioni tra guerra e diplomazia degli attuali conflitti. Si aprivano poi nelle nostri menti dimensioni parallele con innumerevoli scene erotiche, quasi a sabotare la ragione con fughe della libido oltre i paradossi di un mondo che non capivamo più e da qualche parte c’erano migliaia e migliaia di soldi nascosti e i giusti contatti per le droghe e le armi, se ce ne fosse stato bisogno e un rifugio sicuro dove nascondersi, disperso fra i boschi del Vermont e poi ho sentito passi fugaci oltre la porta verde e parole e risate e poi di nuovo silenzio come se tutto fosse passato in un attimo e così, a volte, mi appariva la vita, una sequenza così veloce di eventi di cui avevo fatto parte e che adesso erano scomparsi anche se le loro tracce rimanevano a segnare detour mentali nella memoria, potevo tornare in quei luoghi o forse erano loro che ritornavano da me, Fred suggeriva di non guardarsi mai indietro perché qualcuno ci avrebbe potuto raggiungere e allora lo sguardo vagava oltre la finestra e nella luce e nel cielo azzurro di settembre di New York, quando le torri erano crollate e ci si chiedeva che fine avrebbe fatto il mondo, ora che le ultime certezze erano andate distrutte.
Non avrei accettato altri incarichi, mi sarei allontanato dal denaro, non avrei guardato con desiderio le donne. Fred suggeriva di fare sesso su una lavatrice in funzione, quella vibrazione avrebbe portato qualsiasi amante sul limite di un orgasmo centrifugo, esplosioni di piacere alterate, spezzoni privati di video pornografici in rotazione sui canali dei dipendenti della masturbAzione del terzo millennio, preparavo lezioni impossibili da ricordare, osservavo la classe come fosse una stanza cubista, qualcuno bussava, speravo fosse una giovane studentessa dalle cosce scoperte e dalle tette grandi. Aspettavo notizie da Varsavia, guardavo il Decalogo di Kieslowski, il baratro si avvicinava, oltre di esso lo splendore dell’abisso, i frammenti di questo mondo lontano, i comandamenti di un dio che nessuno aveva più ascoltato.
lunedì 19 gennaio 2026
NPK #11
Pensavo ai boschi, al silenzio, agli alberi, alle montagne, pensavo che avrei voluto nascondermi ancora, per qualche tempo, pianificavo una messinscena che mi portasse di nuovo oltre le sbarre della gabbia, affinché le potessi vedere allontanarsi, divenire sempre più piccole, mentre immergevo una mano nella fredda acqua di un torrente e poi guardavo il sole e la luce infrangersi ovunque.
E così il Kollettivo sarebbe riemerso nei sogni, nelle scene tagliate da qualsiasi vita ordinaria e quotidiana, i discorsi degli adolescenti mi attanagliavano le viscere, quelli dei trentenni pure, infognati in lavoro, sesso e ambizioni varie, i vecchi si avvicinavano alla fine e io rimettevo sulla giusta direzione la mia esistenza, mi addormentavo su una panchina come se fossi ancora a Londra, riprendevo gli atteggiamenti di un personaggio immaginario che insegnava da qualche parte, cambiavo velocemente identità, gli attimi di stanchezza e abbandono, in cui arrendersi a qualunque cosa, inquadrature fisse e porzioni di assurdo, il semplice scorrere della vita oppure la sua ricostruzione con un ritmo diverso, un intrecciarsi di suoni e colori che avrebbe anche potuto avere un senso o forse nessuno.
martedì 6 gennaio 2026
NPK #10
mercoledì 31 dicembre 2025
NPK #9
venerdì 26 dicembre 2025
NPK #8
Non sapevo più dove fosse finito il tempo, il modo in cui passava o appariva mi sembrava fuori da qualsiasi comprensione umana, era come un liquido in cui ci muovevamo, cambiava forma e sostanza, si manifestava in immagini, suoni, sensazioni, ci attraversava e lo attraversavamo - I fotogrammi dell’estate erano un mosaico incasinato, un incastrarsi e distruggersi di frammenti che ricomponevano scenari sempre diversi eppure simili, i volti si confondevano gli uni negli altri, tanto che lo scrittore non aveva la più pallida idea di quello che fosse successo, c’erano indizi, tracce, inizi di storie, poi separazioni, partenze, spiagge, cene al mare, tramonti, brevi viaggi in macchina, alcune serate alcoliche e poi gli intermezzi di follia solitaria, la marijuana e la pornografia e le interminabili sessioni di ipnosi erotica e poi i giorni perduti in cui non ci si ricordava letteralmente cosa cazzo avessimo fatto, io e il mio doppio dionisiaco e la ruota girava nell’alternarsi del giorno e della notte, nella loro costante ripetizione, la furia onanistica, quella dei sensi, poi svegliarsi all’alba, nella quiete di quel momento e avere il desiderio di mettersi a pregare senza conoscere più nessuna preghiera e allora erano i respiri ad esprimere quello che non sapevo più dire a parole e il silenzio a protezione di un’anima che stava tentando di andarsene via un’altra volta - Vedevo lo scrittore sdraiarsi sulle panchine dopo pranzo o smarrirsi fra le ombre e la luce mentre appallottolava fogli di scritti sciatti e sbiaditi, lo osservavo mentre rileggeva i paragrafi dei libri precedenti e c’era qualcosa che infinitamente ritornava nelle sue frasi, che si avvicinava e poi allontanava e sul riverbero della sera appariva chiara la sua intenzione di essere lasciato in pace, di non essere più chiamato, riconosciuto, cercato.
In balia dell’ondeggiare degli alberi nel vento del tramonto, l’odore del legno che brucia in qualche stufa, in qualche stanza confortevole che vorrebbe solo alleviare i nostri timori e le nostre paure e nuove schegge impazzite durante la notte, in cicli di risate irrefrenabili e pantomime visive e irriverenti imitazioni che ti sgretolano la pancia per quanto stai ridendo, canne e vino e la superficie calma di un lago, i riflessi dei corpi nudi, altri viaggi in macchina, canzoni anarchiche, sconcertanti concerti in cui interpretare ruoli diversi, poi le lunghe tavolate, la voce di mio padre, il frusciare delle foglie nel buio mentre mi addormento su un materassino rosa - I luoghi visti e rivisti, le ore si sgretolano e i ricordi si sommano in sequenze senza più una direzione logica (meglio così, sospirava lo scrittore) - Rimanevano scene in cui avevo avuto età diverse e sarebbe bastato poco per cancellarle una volta per tutte e forse era quello che dovevo fare, liberarmi dal passato, lasciarlo in quanto era stato scritto e vissuto, liberarsi dal passato e reinventarsi nei giorni a venire, svanire nei giorni a venire, venire e rivenire, seduto su una panchina, in un’altra città, in un’altra storia, solo per guardarsi dentro e immaginarmi il resto.
giovedì 4 dicembre 2025
NPK #7
C’era stato un cambio di identità durante la notte e in una stanza il mio doppio era stato scoperto da un’agente della psicopolizia, era apparso dal buio, come un’ombra e io mi ero arreso subito alla sua volontà, seguendolo per strada e poi con un’improvvisa magia onirica mi ero trasformato in un una macchina che fuggiva via veloce, guidata da qualcuno con le mie sembianze, con accanto una giovane donna che parlava di non so cosa e c’era stato un’incidente o almeno le mie percezioni alterate sembravano processare i dati del sogno in questa maniera e poi emozioni viscose e viscide come la paura o l’interno delle cosce di lei e i grandi labirinti metropolitani nei quali perdersi per poi ritrovarsi in un’altra stanza e chiedersi cosa fosse successo, perché gli eventi erano diventati così veloci, inafferrabili, una narrazione ciclica che ci vedeva protagonisti anche senza averne l’immediata coscienza, c’era sempre il rischio della ripetizione e per questo lo scrittore doveva essere all’erta e non stordito da alcolici e marijuana, per inventarsi sviluppi imprevedibili: il sonno fra le dune, le nuvole nel cielo scuro, il riflesso di una luna gigante sul mare - A volte mi chiedevo come sarebbe stato essere al posto di chi decideva e comandava e poi mi venivano in mente le parole di una canzone di Fabrizio de André, se fossi stato al vostro posto ma al vostro posto non ci so stare e questo risolveva i miei dubbi e continuavo nella mia pantomima di una normalità che si stava di nuovo sgretolando e poi immagini di Bilbao, Varsavia, Birmingham, Santiago, come se stesse nascendo una enorme città impossibile e avrei solo voluto vagare per le sue strade e ricondurre tutto alla matrice stessa dell’immaginazione e vivere così, nei lenti respiri di ogni scoperta, nella luce dorata di sentirsi presenti, con l’amore per ciò che deve venire ed è già passato, gli zingari disponevano le loro cianfrusaglie sui teli per terra, la sporcizia ovunque, la polizia controllava e svaniva, avevo comprato il giornale e steso le lenzuola, l’estate era al suo apice e i giorni si frantumavano in schegge di momenti inquieti, una tregua nel cuore, le pagine di un libro, le passeggiate in un bosco, i fotogrammi iridescenti come insegne al neon che incornicino il momento di partire, ancora altrove, ancora qui.
domenica 23 novembre 2025
NPK #6
sabato 8 novembre 2025
NPK #5
Avevamo passato una bella giornata insieme al mare, vicino Torvajanica, nel posto dove andavamo di solito, avevano smantellato i chioschi però si potevano ancora affittare lettini e ombrelloni. Era estate e il mare e le onde e i profumi delle dune e delle creme segnavano uno scenario sensoriale che amavo profondamente come buttarmi nell’acqua per poi stendermi al sole ad asciugarmi e abbronzarmi. C’erano in queste sensazioni tutte quelle delle estati precedenti, di quando ero bambino e poi adolescente. Luoghi diversi, spiagge differenti eppure la pelle e il corpo ricordavano ogni singola volta che avessi passato del tempo in riva al mare, da solo o in compagnia. Intorno la gente parlava, alcuni a voce alta, altri ridevano o scherzavano, io e Sabine ce ne stavamo sdraiati a leggere, a fare le parole crociate o a chiacchierare senza troppi pensieri per la testa. Poi chiudevo gli occhi e mi immaginavo di nuovo in viaggio. Il tempo rallentava insieme ai respiri, al moto delle onde, al calore che ci avvolgeva. Guardavo Sabine e mi tornavano nel cuore tante delle cose che avevamo fatto insieme, i mesi che era stata a casa mia a Roma. Poi il suono di una risata, un cane che abbaia, gli strascichi di vecchie storie che mi ero stancato di ascoltare, ho fatto una foto a Sabine e le ho dato un bacio sui capelli. Sapevano di mare. Ero felice. E ho sussurrato allo scrittore di tenersi stretto questo momento di luce e candore prima che il domani lo portasse via con sé.
martedì 4 novembre 2025
NPK #4
Lo smarrimento cognitivo continuava lungo il grande raccordo anulare, dove erano stati avvistati uomini che camminavano in uno stato di delirio allucinatorio, giravano poche notizie su nuove droghe a basso costo ma dagli effetti devastanti, cortocircuiti psicotici, circonvallazioni e tangenti mentali in cui si ci perdeva, nel rischioso cammino sotto il sole verso un’uscita inesistente, a meno che non si scambiassero quelle del raccordo per improvvise aperture verso dimensioni diverse, nelle quali reinventarsi oltre l’orrore di essere sé stessi.
Poi le immagini di film mai girati, di corpi ritrovati a villa Pamphili, di truffe e segreti, di centinaia di migliaia di euro intascati per una pellicola mai prodotta, le fughe e i cambi di identità, la trama segreta, in questo plot da tabloid estivo lo scrittore scrutava una linea di possibili avvenimenti che avrebbero dovuto diventare una storia, un romanzo, una sceneggiatura. Dove ci saremmo potuti spingere come esseri umani, come razza, come specie? In una spirale autodistruttiva, dove la devastazione delle terre rimaneva uno strumento di espressione della nostra natura, il mondo stava sconvolgendo però tutti i nostri piani perché noi stavamo distruggendo il suo ciclico passare, estinzione era una parola che affiorava spesso dal vuoto del pensiero, una visione di una catastrofe climatica e di un nuovo incontaminato inizio senza di noi.
Il sentimento dell’estate non mi afferrava più il cuore, però avrei voluto lo stesso starmene in disparte in una piccola casa sul mare, anzi a dirla tutta avrei proprio voluto cambiare di nuovo vita e sparire nei miei luoghi di immaginazione e condurre un’esistenza ai margini di questi territori di fantasia. Eppure l’estate era qui e il sangue scorreva nelle vene e mi piaceva rimanermene steso sul divano, anche con il calore che faceva, a leggere e a pensare che tra non molto anche questa parentesi di tempo si sarebbe chiusa e rileggendo queste parole io sarei stato altrove, come spesso ripeteva lo scrittore, in uno spazio di attimi in movimento da riempire con le mie poesie.
NPK #13
Riprese in quattroquarti. Quattro i giorni che servivano ai polmoni per recuperare dopo la maratona cannabinoide del finesettimana, quando...
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I dolori iniziano lunedì mattina, al lavoro. Durante la lezione mi tocco il lato destro della bocca e sento crescere una...
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Apparivano le case, i balconi, le tende, i graffiti sui muri, tutto scorreva come le sequenze di un sogno, come se stessi partendo ancora,...
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Improvvisi risvegli di luce in cui la città appare bianca e splendente con i suoi palazzi di marmo, per poi frantumarsi nei riflessi delle...