Mi sembrava di essere riemerso da mesi di oblio, di stasi catodica, di ombre e buio schiacciati sulle pareti, un periodo di oscurità e introspezione, di vorace apatia e viaggi sotterranei, erano arrivati in una busta dei biglietti aerei per Malaga e altri per un traghetto verso Tangeri, ero un’altra volta fuori dall’aeroporto, era sera e qualcuno mi stava aspettando, ci siamo salutati con un abbraccio, viaggiavo leggero, una semplice borsa con dentro quel poco che ancora ritenevo necessario, poi i lampioni e le strade che curvavano e i profili della città, delle montagne, del mondo stesso. Ognuno di noi aveva il diritto di perdersi e forse questa volta ce l’avrei finalmente fatta. Ad andare avanti senza guardami più indietro.
La scimmia sulla schiena
(scrittura, storie, sogni, sostanze e sperimentazioni)
sabato 30 maggio 2026
NPK #18
mercoledì 20 maggio 2026
NPK #17
Serate alcoliche, fra risate e frammenti di discussioni da ricomporre in mosaici dadaisti privi di senso e aspettative, immagini dal deserto, sequenze di immagini da remoti rave in cui muoversi e danzare davanti alle enormi casse, le sensazioni fisiche del suono indotte da sostanze psicotrope, i tramonti etilici in stati di sobrietà assoluta, mentre il vento rimodella le dune e registi randagi sognano questa dimensione svanire per essere poi riprodotta e proiettata su uno schermo dentro una sala buia e vuota, ognuno con la sua storia, con le sue ferite da risanare, il suo viaggio da compiere. Estasi solitarie, fughe remote, cerimonie segrete. Le lunghe file di camion in scenari postapocalittici nella ricerca di taniche di benzina. I raduni clandestini dove ballare per giorni e giorni e ritrovarsi altrove, in un mondo in cui delle nostre sembianze o di quello che credevamo di essere poco è rimasto mentre le maschere si sgretolano e diventano polvere e vediamo l’orizzonte non avvicinarsi mai, chilometri e chilometri di sabbia oltre la quale esiste solo altra desolazione e un vago senso di splendore e sorpresa. Stefania era alla guida del camion, mentre le passavo una canna in silenzio, sembrava sapere la direzione da seguire e non credo avesse molta importanza dove stessimo andando, il vuoto era ovunque e lo spazio appariva infinito.
Esplosioni al tramonto, sentieri scomparsi, statiche strategie di sopravvivenza. Luoghi interiori in cui ritrovarsi nell’attesa del nulla. Avevo visto la neve cadere nelle fotografie mentali della città in cui ero nato, orfanotrofi abbandonati con scritte e disegni osceni sulle pareti, dopo un orgasmo l’odore della luce riflessa su un soffitto bianco, i colori erano diventati più intensi, ero di nuovo lì, fra le risate d’argento di una ragazza che si stava pulendo le mani, guardavo le ombre come fossero onde che stavano arrivando da chissà dove, lievi e lente, poi le strade di una giornata di inverno lucente, non c’era nessuno ad aspettarmi a casa e non c’era nessuna altra vita in cui avrei voluto trovarmi, il cielo che si scuriva, i libri sul divano, le stelle lontane, scintillanti negli occhi, vibranti nel cuore.
sabato 16 maggio 2026
dream #146
domenica 3 maggio 2026
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sabato 25 aprile 2026
Orgiva #83
mercoledì 15 aprile 2026
Orgiva #82
lunedì 13 aprile 2026
Orgiva #81
sabato 11 aprile 2026
Orgiva #80
Un percorso, un cammino che sarebbe diventato una forma di liberazione personale, un mandala pronto a fiorire, una struttura spiraliforme dell’anima che dalla confusione del mondo esterno mi avrebbe portato all’essenza di quello che ero, un luogo in cui me ne potevo rimanere in silenzio, assolutamente immobile, danzando sulle melodie dell’esistenza.
Avevo visto la figura di Paul camminare nella strada piovosa e sapevo che ci saremmo incontrati e che dovevo solo attendere quel momento e che poi anche gli altri sarebbero apparsi o io sarei apparso a loro e che le nostre connessioni psichiche avrebbero cominciato di nuovo a vibrare.
Una nuova mattina, che avrebbe potuto essere benissimo una di quelle di tre anni fa, in cui il sole cominciava a diradare la nebbia e le campane della chiesa battevano sicure i loro tocchi ed era domenica e da qualche parte mi attendevano frammenti e segmenti di storie ancora da scoprire mentre riallacciavo i fili della memoria in nuove ragnatele lucenti di pensieri, forme geometriche oscillanti nell’aria, per poi lasciarmi cadere nel vuoto e ammirare, estasiato, il mondo svanire.
Eccellenti vibrazioni al Viejo Molino, di sera, con la musica e i corpi che si muovevano e i miei occhi chiusi mentre la pelle e lo spirito diventavano sempre più leggeri e il tempo pulsava la sua illusorietà nel ciclico carnevale del nostro trasformarci, all’interno non c’era nessuna età e il nostro aspetto non era altro che una maschera che cambiavamo per cercare di sentirci a nostro agio con gli altri o per confonderli, per attirarli o respingerli.
Non era cambiato molto nel pueblo, avevano aperto qualche nuovo negozio con i soliti miserabili a chiedere l’elemosina fuori dai supermercati, una speciale distanza temporale aveva creato un altro doppio dello scrittore che adesso osservava le cose e le persone con più calma e distacco anche se continuava a fare parte del trascinarsi degli eventi di questo luogo al quale apparteneva e dal quale poteva allontanarsi a suo piacimento, nella vaga eppure concreta sensazione di trovarsi a casa, con la consapevolezza di potersi perdere e sapere, ad ogni modo, come tornare.
sabato 21 marzo 2026
Orgiva #79
E lo scrittore era riuscito a tornare nel pueblo, anche se c’erano stati scioperi, ritardi, cancellazioni di voli e torrenti di pioggia che scrosciavano giù dal cielo e si era aperto un varco nella sua vita e lui ci era entrato, attraversando lo spazio azzurro e il tempo interiore ed era di nuovo qui, nella casa di Sara, seduto ad un tavolino, davanti ad una finestra da cui torreggiava la chiesa, a bere lentamente caffè nero e a scrivere.
E c’erano stati bizzarri e angoscianti sogni, le notti precedenti come lunghe sequenze narrative e oniriche uscite fuori dalle pagine di qualche libro di Thomas Pynchon e al loro interno qualcuno con il mio aspetto era stato intrappolato in oscene vicende, smarrito in una assenza di libertà che metteva paura, fra sadici e malvagi personaggi, nell’intima speranza di poter fuggire lontano e ritrovarsi altrove - Non mancavano di certo alternative una volta fuori da quella inesorabile dimensione in cui tutto mutava senza la possibilità di fermarsi un attimo ad osservare quanto stesse accadendo - Gli scenari frastagliati di episodi violenti oltre la malvagità di un mondo sul baratro dell’abisso - C’era ancora l’immagine di una montagna, di un cortijo, di un monastero fra le rocce nel quale rifugiarsi e attendere che la vita ricominciasse a fluire calma e lucente al mio interno.
Le passeggiate con Leonel e Domingos mentre mi raccontavano degli anni che avevano passato nelle missioni in Africa e io li ascoltavo e poi entravamo insieme in qualche vecchio locale di Lisbona, a sentire il fado e bere vino dolce e così mi veniva da piangere ogni volta che lasciavo che quella musica mi afferrasse il cuore - Poi ero con Sara in un locale di Malaga, a El Palo, mentre fuori continuava a piovere e stavamo chiacchierando e ridendo davanti ad una abbondante frittura di pesce, accompagnata da due birre appena apparse sul tavolo - Il viaggio in macchina verso Orgiva, i ricordi che apparivano e svanivano diventando la realtà presente - Le ombre scure sui fianchi delle montagne, las Alpujarras, le curve, i tornanti, la galleria, le luci del pueblo che diventavano sempre più vicine, ancora in fuga da tutto quello che non mi era mai appartenuto.
sabato 14 marzo 2026
NPK #16
C’era una strana atmosfera nelle scale, quasi sospesa, ho provato ad aprire la porta della terrazza ma non ci sono riuscito, sembrava una scena incerta di una pellicola di inquietudini senili eppure non mettevo in dubbio la capacità di collegare gli eventi di mia madre e mi affidavo al suo intuito - Poi mi sono sdraiato sul divano e il gatto mi guardava dal pavimento, curioso e tranquillo, anche nella stanza sentivo il tempo rallentare e ho chiuso gli occhi e ho galleggiato in una bolla sensoriale in cui la camera è diventata il mio corpo e la mia anima, la mia memoria al suo intero era libera di cambiare forma, di sfocare e proseguire in sequenze di foto del passato - Una volta in macchina, quando la malinconia si era già impossessata del mio cuore e i ricordi erano arrivati e con essi il senso di abbandono causato da tutto ciò che era svanito, ho visto passare Lorenzo su un monopattino, direttamente apparso da qualche sabato adolescenziale, ho suonato il clacsono ma lui non si è fermato, è scattato il verde e ho girato a destra, dirigendomi verso Piazza Re di Roma e poi in qualche modo, fra bestemmie nate dal traffico e squarci luminosi nel cielo oltre i confini dei palazzi, ho raggiunto via Ostiense e poi la Magliana, dove c’era una mostra di foto a cui dovevo partecipare.
La sala rossa dove i fotografi si sono incontrati, presentando sé stessi e i loro lavori, era accogliente, io però me ne sono rimasto in silenzio ad ascoltare senza intervenire, non me ne fregava un cazzo di quello che stavano dicendo, le persone mi mettevano orrore, speravo sempre che non si avvicinassero troppo, non mi parlassero e soprattutto evitassero di toccarmi. Poi siamo tornati nella sala con le foto, ho preso una birra e mi sono seduto vicino alle casse, su un divanetto. La musica non era male, con una selezione di pezzi psichedelici degli anni sessanta. Ho aspettato che arrivasse Romain, ci siamo bevuti un’altra birra, abbiamo guardato e commentato qualche foto, ci siamo fatti delle belle risate e poi siamo andati a cenare in un ristorante giapponese. Lo scrittore intanto rielaborava il materiale fornitogli durante il giorno e scenari di droga, spaccio, misteri e fughe in Spagna prendevano posto nel suo cervello, in un labirintico processo creativo che avrebbe portato a queste parole. Dopo cena ho guidato piano fino a casa, ascoltando Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashng Pumpkins, avrei voluto chiamare Marco e dirgli che nessun altro album aveva un posto così speciale nel mio cuore.
NPK #18
Ero seduto sull’autobus, era mattina e guardavo fuori dal finestrino e poi il sole è spuntato da sopra i palazzi, fra le nuvole ancora ass...
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I dolori iniziano lunedì mattina, al lavoro. Durante la lezione mi tocco il lato destro della bocca e sento crescere una...
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Apparivano le case, i balconi, le tende, i graffiti sui muri, tutto scorreva come le sequenze di un sogno, come se stessi partendo ancora,...
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I primi contatti erano avvenuti durante la notte in un delirio mentale che lo scrittore non sapeva come decodificare, sembrava la lotta fr...