sabato 21 marzo 2026

Orgiva #79

 La montagna era circondata dalla nebbia e i primi rintocchi delle campane della chiesa vibravano nell’aria, c’era ancora silenzio nella casa e sembravano scomparsi fantasmi ed echi del passato - Tim era morto, la famiglia aveva provato a riportarlo in Inghilterra per farlo disintossicare ma le strade, la povertà, la solitudine e l’eroina avevano avuto la meglio e il corpo non si era più ribellato alla ruota dei bisogni e così un giorno aveva finito di funzionare, liberando l’anima, lasciandola dissolversi nella luce, la stessa che avevo visto nei torridi giorni di estati ormai lontane mentre avvolgeva e schiacciava ogni cosa, una luce assassina o incredibilmente delicata, all’alba e al tramonto, quando accarezzava le superfici dei muri, dell’asfalto, delle macchine, delle cose e delle persone.

E lo scrittore era riuscito a tornare nel pueblo, anche se c’erano stati scioperi, ritardi, cancellazioni di voli e torrenti di pioggia che scrosciavano giù dal cielo e si era aperto un varco nella sua vita e lui ci era entrato, attraversando lo spazio azzurro e il tempo interiore ed era di nuovo qui, nella casa di Sara, seduto ad un tavolino, davanti ad una finestra da cui torreggiava la chiesa, a bere lentamente caffè nero e a scrivere.

E c’erano stati bizzarri e angoscianti sogni, le notti precedenti come lunghe sequenze narrative e oniriche uscite fuori dalle pagine di qualche libro di Thomas Pynchon e al loro interno qualcuno con il mio aspetto era stato intrappolato in oscene vicende, smarrito in una assenza di libertà che metteva paura, fra sadici e malvagi personaggi, nell’intima speranza di poter fuggire lontano e ritrovarsi altrove - Non mancavano di certo alternative una volta fuori da quella inesorabile dimensione in cui tutto mutava senza la possibilità di fermarsi un attimo ad osservare quanto stesse accadendo - Gli scenari frastagliati di episodi violenti oltre la malvagità di un mondo sul baratro dell’abisso - C’era ancora l’immagine di una montagna, di un cortijo, di un monastero fra le rocce nel quale rifugiarsi e attendere che la vita ricominciasse a fluire calma e lucente al mio interno.

Le passeggiate con Leonel e Domingos mentre mi raccontavano degli anni che avevano passato nelle missioni in Africa e io li ascoltavo e poi entravamo insieme in qualche vecchio locale di Lisbona, a sentire il fado e bere vino dolce e così mi veniva  da piangere ogni volta che lasciavo che quella musica mi afferrasse il cuore - Poi ero con Sara in un locale di Malaga, a El Palo, mentre fuori continuava a piovere e stavamo chiacchierando e ridendo davanti ad una abbondante frittura di pesce, accompagnata da due birre appena apparse sul tavolo - Il viaggio in macchina verso Orgiva, i ricordi che apparivano e svanivano diventando la realtà presente - Le ombre scure sui fianchi delle montagne, las Alpujarras, le curve, i tornanti, la galleria, le luci del pueblo che diventavano sempre più vicine, ancora in fuga da tutto quello che non mi era mai appartenuto.

sabato 14 marzo 2026

NPK #16

 Complotti psicotici nel palazzo dove viveva mia madre, indagini private ossessive, dettagli fotografici di grate, porte, chiavi inserite in serrature arrugginite - Segnali in codice, la luce delle scale spenta in certi orari, la presenza di ambigui individui, gli strani movimenti del portiere, i contatti con trafficati di zona, l’ipotesi che alcuni dei locali del condominio venissero utilizzati come magazzini per quantità non precisate di sostanze stupefacenti da immettere sul mercato - Figure fantasma osservate dallo spioncino nel tentativo di una effrazione, prospettive dall’alto sui movimenti delle persone che attraversavano il cortile, le tapparelle abbassate del gabbiotto del portiere, un lucchetto giallo per proteggere la presenza di qualcosa di illegale al suo interno, forse solo paranoie, gli elementi di una storia opprimente e malata o magari l’inizio di una degradazione mentale?

C’era una strana atmosfera nelle scale, quasi sospesa, ho provato ad aprire la porta della terrazza ma non ci sono riuscito, sembrava una scena incerta di una pellicola di inquietudini senili eppure non mettevo in dubbio la capacità di collegare gli eventi di mia madre e mi affidavo al suo intuito - Poi mi sono sdraiato sul divano e il gatto mi guardava dal pavimento, curioso e tranquillo, anche nella stanza sentivo il tempo rallentare e ho chiuso gli occhi e ho galleggiato in una bolla sensoriale in cui la camera è diventata il mio corpo e la mia anima, la mia memoria al suo intero era libera di cambiare forma, di sfocare e proseguire in sequenze di foto del passato - Una volta in macchina, quando la malinconia si era già impossessata del mio cuore e i ricordi erano arrivati e con essi il senso di abbandono causato da tutto ciò che era svanito, ho visto passare Lorenzo su un monopattino, direttamente apparso da qualche sabato adolescenziale, ho suonato il clacsono ma lui non si è fermato, è scattato il verde e ho girato a destra, dirigendomi verso Piazza Re di Roma e poi in qualche modo, fra bestemmie nate dal traffico e squarci luminosi nel cielo oltre i confini dei palazzi, ho raggiunto via Ostiense e poi la Magliana, dove c’era una mostra di foto a cui dovevo partecipare.

La sala rossa dove i fotografi si sono incontrati, presentando sé stessi e i loro lavori,  era accogliente, io però me ne sono rimasto in silenzio ad ascoltare senza intervenire, non me ne fregava un cazzo di quello che stavano dicendo, le persone mi mettevano orrore, speravo sempre che non si avvicinassero troppo, non mi parlassero e soprattutto evitassero di toccarmi. Poi siamo tornati nella sala con le foto, ho preso una birra e mi sono seduto vicino alle casse, su un divanetto. La musica non era male, con una selezione di pezzi psichedelici degli anni sessanta. Ho aspettato che arrivasse Romain, ci siamo bevuti un’altra birra, abbiamo guardato e commentato qualche foto, ci siamo fatti delle belle risate e poi siamo andati a cenare in un ristorante giapponese. Lo scrittore intanto rielaborava il materiale fornitogli durante il giorno e scenari di droga, spaccio, misteri e fughe in Spagna prendevano posto nel suo cervello, in un labirintico processo creativo che avrebbe portato a queste parole. Dopo cena ho guidato piano fino a casa, ascoltando Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashng Pumpkins, avrei voluto chiamare Marco e dirgli che nessun altro album aveva un posto così speciale nel mio cuore.


sabato 7 marzo 2026

NPK #15

 Me ne ero andato a Ostia e avevo guidato fino all’idroscalo. Le baracche erano diventate più gradevoli e vivibili, mentre albanesi, rumeni e zingari si spartivano il territorio: armi&spaccio. C’era un baretto dove ogni tanto mi fermavo a bere una birra e a scrivere, in silenzio, in disparte, come piaceva a me. Era novembre e faceva ancora caldo, in alcuni momenti il cielo marino si oscurava con presagi di pioggia e  così pensavo ad una piccola soffitta, nella quale rinchiudermi per i giorni venire, a guardare il mare e le mie malinconie e a sprofondare in esse. Ero passato dove avevano ucciso Pasolini, mi ero fermato davanti all’astratta statua che ricordava il suo assassinio, ero da solo, avevo un suo libro di poesie, ne ho letta mentalmente qualcuna, poi l’ho salutato e in un qualche misterioso modo avrei voluto che lui fosse lì, solo per abbracciarlo. Ho scattato qualche foto in giro, mi sono immerso nell’atmosfera della mattinata, mentre ritornavo a piedi verso la rotonda dove finisce la Colombo. Sequenze mentali di Amore Tossico e Caro Diario, l’indimenticabile musica di Keith Jarrett. Poi le decadenti roulotte in cui viveva qualche poveraccio e la mia immaginazione che costruiva esistenze parallele al loro interno. Poi una serie di conversazioni inventate con pescatori, spacciatori, miserabili, froci e accattoni. Poi una lieve camminata sulla spiaggia, mentre i rifiuti si accumulavano lungo le staccionate degli stabilimenti e mi chiedevo dove fosse finito l’inverno e perché la luce era così brillante e quando era l’ultima volta che mi ero preso un acido - Ancora lunghe discussioni di cinema, le immagini nitide e poi confuse di pellicole che forse non avevamo mai visto se non nelle sale pericolanti dei nostri ricordi alterati. Sono tornato a casa e la luce avvolgeva la stanza, i semi di datura si stavano seccando, la porta era socchiusa e con un sorriso sono scivolato dall’altra parte.

NPK #19

  Fiori rosa sugli alberi di ciliegio e stanze in cui pioveva dal soffitto, immagini di tempeste elettriche e cime oscure che oscillavano ne...