Me ne ero andato a Ostia e avevo guidato fino all’idroscalo. Le baracche erano diventate più gradevoli e vivibili, mentre albanesi, rumeni e zingari si spartivano il territorio: armi&spaccio. C’era un baretto dove ogni tanto mi fermavo a bere una birra e a scrivere, in silenzio, in disparte, come piaceva a me. Era novembre e faceva ancora caldo, in alcuni momenti il cielo marino si oscurava con presagi di pioggia e così pensavo ad una piccola soffitta, nella quale rinchiudermi per i giorni venire, a guardare il mare e le mie malinconie e a sprofondare in esse. Ero passato dove avevano ucciso Pasolini, mi ero fermato davanti all’astratta statua che ricordava il suo assassinio, ero da solo, avevo un suo libro di poesie, ne ho letta mentalmente qualcuna, poi l’ho salutato e in un qualche misterioso modo avrei voluto che lui fosse lì, solo per abbracciarlo. Ho scattato qualche foto in giro, mi sono immerso nell’atmosfera della mattinata, mentre ritornavo a piedi verso la rotonda dove finisce la Colombo. Sequenze mentali di Amore Tossico e Caro Diario, l’indimenticabile musica di Keith Jarrett. Poi le decadenti roulotte in cui viveva qualche poveraccio e la mia immaginazione che costruiva esistenze parallele al loro interno. Poi una serie di conversazioni inventate con pescatori, spacciatori, miserabili, froci e accattoni. Poi una lieve camminata sulla spiaggia, mentre i rifiuti si accumulavano lungo le staccionate degli stabilimenti e mi chiedevo dove fosse finito l’inverno e perché la luce era così brillante e quando era l’ultima volta che mi ero preso un acido - Ancora lunghe discussioni di cinema, le immagini nitide e poi confuse di pellicole che forse non avevamo mai visto se non nelle sale pericolanti dei nostri ricordi alterati. Sono tornato a casa e la luce avvolgeva la stanza, i semi di datura si stavano seccando, la porta era socchiusa e con un sorriso sono scivolato dall’altra parte.
sabato 7 marzo 2026
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NPK #15
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