mercoledì 25 febbraio 2026

NPK #14

 I segmenti quotidiani, quelli degli spostamenti, delle cose da fare, delle azioni da ripetere si stavano assomigliando in una maniera sterile e avvilente, lo scrittore lo sentiva e nella sua mente si aprivano scenari boschivi e bucolici, oltre a fermate bukowskiane nell’unico bar di qualche paesino sperduto, così ci sarebbe stato ancora il tempo per vivere e bere, quello per scrivere, forse anche quello per scopare? Parola che stava svanendo dalla mia realtà, insieme alle sue connessioni fisiche ed emotive, rimanevano solo immagini ed eccitazione trattenuta e uno spettacolo impossibile da mettere in scena in qualsiasi teatro che non fosse quello del mio salone orgiastico personale, quando steso sul divano il sipario delle mutande si strappava ed erezioni solipsistiche iniziavano le loro danze e i loro deliranti soliloqui onanistici - Fuori dall’ordinario, c’erano le pagine mentali che lo scrittore ancora assemblava, con serie sconnesse di pensieri, ricordi, percezioni, sogni, visioni, uno spazio architettato da un vagabondo lisergico, a cui piaceva addentrarsi negli angoli bui, scendere nei tunnel sotterranei della propria psiche, al riparo dai missili e dalle bombe di qualche guerra lontana, di cui rimanevano sibili ed esplosioni e forse fragori nei traumi di qualcuno, mentre l’abisso continuava ad oscillare al termine delle nostre esistenze, un richiamo oscuro, sensuale, mortifero, liberatorio - Arrivavano gli echi di rave allestiti in spazi urbani dimenticati, le strategie esplosive erano finite, i chili di tritolo anche, si combatteva in maniera diversa, subdola, psicotica, il condizionamento era ovunque, chi ce l’aveva ancora il coraggio di riprodursi in questo scenario abominevole di una portata allucinatoria mai conosciuta prima? Almeno le sostanze psichedeliche richiedevano una partecipazione umana che ci portava all’interno del nostro stesso essere e sentire, del nostro pensare, rimettendo tutto in discussione… La dipendenza ebete dagli schermi ci risucchiava in immagini di cui potevamo fare benissimo a meno e che riformulavano i processi del cervello in un percepire alienante e ormai fuori controllo - Alcuni giorni di isolamento, quando avrei solo voluto che divenissero di più e io mi ritrovassi all’interno di stanze sconosciute, a guardare il tramonto e il tuo profilo ombreggiato su un muro, non credere mai alle menzogne dell’amore, perché è nella libertà di fuggirne lontano che un giorno ci abbracceremo ancora, stretti nel vuoto di ogni fine, immersi nel pallore di un giorno già svanito.


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