Fumo di sigarette, caffè nero, il bar dell’aeroporto, ragazze bionde sedute ai tavoli intorno, vociare scomposto, una lunga attesa per l’arrivo di Sara, senza la voglia di andare in città e tornare indietro, solo aspettare, leggere, scrivere e riempire il tempo - Incontri notturni nelle sale della sede anarchica, colpi di sonno e risvegli, poi stanze sotterranee in cui qualcuno vendeva derivati della canapa e una giovane ragazza apriva la mano facendomi vedere sul suo palmo rosa un quadratino di carta, ecco un acido in arrivo, ho pensato - Poi c’erano stati gli echi di conversazioni passate e i ruoli e le battute sembravano ripetersi all’infinito mentre i giorni si allungavano inerti e le loro ombre diventavano come un corpo pesante atterrato su un divano bianco, senza più il desiderio di muoversi - La primavera cominciava ad aprire le sue gemme e coniugavo il verbo fuggire in tutte le sue possibilità sintattiche e sintetiche, con frasi che mi vedevano all’interno di nuove forme di smarrimento, quell’incessante richiamo verso una ritrovata brama di scomparire, di svanire, le parole da dire che mi morivano in gola e così mi limitavo a scambiare sguardi e sorrisi, a volte mi esprimevo con strane facce e quando mi guardavo nello specchio il mio riflesso non aveva più nessuna età - Voli lisergici oltre le mappature chimiche del mondo, meridiani mediatici da attraversare per fregarsene di tutte le notizie che ci soffocavano, i punti bianchi che scintillavano sulle montagne, lunghi pianisequenza aerei, i cortijos nascosti in cui mi sarei rifugiato, l’aprirsi di misteriosi scenari oltre le solite strutture delle nostre dipendenze – Le guerre proliferavano, profughi brulicanti lungo confini e frontiere, i razzi esplodevano, per certi cercare un bunker dove nascondersi era solo una inutile perdita di minuti, quelli che li separavano dalla salvezza o dall’esplosione, qualcosa o qualcuno ci avrebbe comunque trovati e colpiti, mi limitavo a guardarti mentre parlavi, chiedendomi l’origine di questo flusso ininterrotto di frasi, deflagrazioni, minacce, illusioni - Pensando a come sarebbe stato scoparti - Il regista chiedeva di girare in fretta le ultime scene, le immagini tremolavano ai bordi dello schermo, sciogliendosi poi liquide sul pavimento sporco della sala, il mondo appariva e il dito di qualche folle dittatore fremeva nel brivido erotico di spingere il bottone giusto per far diventare il nostro pianeta solo un anonimo e vorace buco nero sperduto nell’universo, una supernova al contrario in cui tutti saremmo finiti nell’oblio che ci avrebbe accolti e cullato in attesa del prossimo dio idiota e ghignante, soli e confusi tra le rovine degli ultimi imperi di una sconfinata notte cosmica.
domenica 14 giugno 2026
domenica 7 giugno 2026
NPK #19
Fiori rosa sugli alberi di ciliegio e stanze in cui pioveva dal soffitto, immagini di tempeste elettriche e cime oscure che oscillavano nel buio violaceo della notte mentre camminavo in una ennesima città sconosciuta e riaffioravano nella memoria le sequenze di un viaggio in macchina fatto chissà quando, una sorta di ritorno a luoghi che un tempo erano stati cari e familiari e si alternavano in un questo documentario psichico diversi scenari urbani con i parcheggi e i lotti e le case popolari, con i ragazzini che già fumavano e spacciavano e altri ancora innocenti e perduti e poi giovani madri che raccontavano i loro problemi e le loro angosce e poi immersioni nel sottosuolo dove dentro i vagoni della sera si riversava un’umanità totalmente differente da quella della mattina, c’era un’energia sessuale che vibrava, forse perché era venerdì e le persone volevano solo divertirsi e uscire e scopare mentre io me ne tornavo a casa, distrutto dalla settimana, giusto con il pensiero di sdraiarmi sul divano e crollare - Altre sequenze mostravano fumi e boschi e limpide passeggiate solitarie, le nuvole di silenzio che scorrevano nel cielo - Poi gli occhi di una ragazza e i suoi capelli e mi sono seduto a guardarla mentre suonava la chitarra e poi fuori dalla sala ci siamo presi per mano e avrei voluto riaccompagnarla a casa ma la mia macchina era sparita o forse era stata coinvolta in un incidente di cui nessuno più si ricordava e poi ero in un angolo frastagliato di luce, lungo l’Ostiense e i palazzi si alzavano brutali e scintillanti e oltre di essi le forme geometriche del Gazometro mi apparivano come frattali in continuo mutamento, espandendosi e restringendosi nello spazio di um respiro metropolitano - Qualcuno mi parlava di Berlino, facendo osservazioni argute e intelligenti, le pupille come spille che bucavano la realtà in cerca di interpretazioni alternative, poi eravamo seduti a un tavolo dentro il bar di Mauro e stavo sorseggiando vino e campari e le voci si accavallavano e aumentavano di velocità e volume per poi rallentare e fermarsi - Iridi verdi, marroni, grigie, celesti, pensavo che i volti disegnati sulle facciate dei palazzi mi stessero parlando anche se le loro labbra erano immobili, discorsi che svanivano fra le ombre, la musica techno nelle orecchie, la città diventava misteriosa e io fuggivo ancora dentro di essa.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Tangiers #1
È stato parte del sogno l’uomo con il casco in mano, la moto parcheggiata davanti ai tavoli esterni del Tingis, la luce e le ombre che osc...
-
Lei si scosta di alcuni passi, da un mobiletto nero, vicino ad un muro, prende dei lacci, mi lega i coglioni, stretti e la ba...
-
I dolori iniziano lunedì mattina, al lavoro. Durante la lezione mi tocco il lato destro della bocca e sento crescere una...
-
Apparivano le case, i balconi, le tende, i graffiti sui muri, tutto scorreva come le sequenze di un sogno, come se stessi partendo ancora,...