Fiori rosa sugli alberi di ciliegio e stanze in cui pioveva dal soffitto, immagini di tempeste elettriche e cime oscure che oscillavano nel buio violaceo della notte mentre camminavo in una ennesima città sconosciuta e riaffioravano nella memoria le sequenze di un viaggio in macchina fatto chissà quando, una sorta di ritorno a luoghi che un tempo erano stati cari e familiari e si alternavano in un questo documentario psichico diversi scenari urbani con i parcheggi e i lotti e le case popolari, con i ragazzini che già fumavano e spacciavano e altri ancora innocenti e perduti e poi giovani madri che raccontavano i loro problemi e le loro angosce e poi immersioni nel sottosuolo dove dentro i vagoni della sera si riversava un’umanità totalmente differente da quella della mattina, c’era un’energia sessuale che vibrava, forse perché era venerdì e le persone volevano solo divertirsi e uscire e scopare mentre io me ne tornavo a casa, distrutto dalla settimana, giusto con il pensiero di sdraiarmi sul divano e crollare - Altre sequenze mostravano fumi e boschi e limpide passeggiate solitarie, le nuvole di silenzio che scorrevano nel cielo - Poi gli occhi di una ragazza e i suoi capelli e mi sono seduto a guardarla mentre suonava la chitarra e poi fuori dalla sala ci siamo presi per mano e avrei voluto riaccompagnarla a casa ma la mia macchina era sparita o forse era stata coinvolta in un incidente di cui nessuno più si ricordava e poi ero in un angolo frastagliato di luce, lungo l’Ostiense e i palazzi si alzavano brutali e scintillanti e oltre di essi le forme geometriche del Gazometro mi apparivano come frattali in continuo mutamento, espandendosi e restringendosi nello spazio di um respiro metropolitano - Qualcuno mi parlava di Berlino, facendo osservazioni argute e intelligenti, le pupille come spille che bucavano la realtà in cerca di interpretazioni alternative, poi eravamo seduti a un tavolo dentro il bar di Mauro e stavo sorseggiando vino e campari e le voci si accavallavano e aumentavano di velocità e volume per poi rallentare e fermarsi - Iridi verdi, marroni, grigie, celesti, pensavo che i volti disegnati sulle facciate dei palazzi mi stessero parlando anche se le loro labbra erano immobili, discorsi che svanivano fra le ombre, la musica techno nelle orecchie, la città diventava misteriosa e io fuggivo ancora dentro di essa.
domenica 7 giugno 2026
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NPK #19
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