domenica 26 luglio 2026

Tangiers #2

 Dedali di vicoli e interzone della mente, cercando di interiorizzare perché il vecchio Lee avesse deciso di vivere in questa città - Visioni cinematografiche dalla finestra interna del Tingis, l’odore dell’hashish e delle sigarette fumate, arabeschi di lingue differenti, suoni soavi, dolci, fluidi - Poi all’improvviso rochi e caldi - Flussi di persone, idee momentaneamente evaporate nel calore avvolgente dell’hammam, lo scroscio delicato dell’acqua, sensazioni scivolose e morbide, ritiri nascosti e protetti di corpi maschili e femminili, la nudità, i vecchi omosessuali europei che giravano per stradine e locali, una patria per fuggitivi inventata dalla luce e dalle ombre di artisti, pittori e scrittori - Osservavo gli uomini fumare con calma e si aprivano durante il giorno gli scenari di una vita che si sarebbe svolta in questi spazi onirici, oltre le frontiere del cuore, per poi vedere quel tempo allargarsi nelle illusioni già svanite delle settimane e dei mesi - Le piccole stanze, le decadenti pensioni, i colori, le spezie, i profumi, mi sarei nascosto e sarei diventato invisibile e nessuno in questo isolamento che tanto anelavo mi avrebbe più trovato - C’era un mondo che stavamo dimenticando e una realtà che si mostrava ogni volta sempre più distorta e pensavo, sorseggiando un tè alla menta, che non avrei avuto più bisogno di molto e che il cammino da cui mi ero purtroppo allontanato mi avrebbe riportato vicino ai respiri e al bianco delle facciate delle case che brillava contro l’azzurro del cielo primaverile - I canti dei minareti evocavano un dio che avevo dimenticato come chiamare, non c’era più una sensualità della pelle che mi interessasse o a cui appartenessi, la mia anima aspettava il mistero e l’ignoto e un mare all’orizzonte che si aprisse e mi mostrasse il compiersi di ogni destino diverso dal mio.

mercoledì 15 luglio 2026

Tangiers #1

 È stato parte del sogno l’uomo con il casco in mano, la moto parcheggiata davanti ai tavoli esterni del Tingis, la luce e le ombre che oscillavano nei vicoli - Le persone sedute nel gioco del tempo, quello rallentato dall’hashish e dalle pipe di kif, quello diluito nelle sorsate di tè alla menta, le immagini che prendevano forma, il porto, il mare, le linee della terra, le strade sporche, il mercato coperto, le spezie, le droghe, i colori, l’attesa che le percezioni cambiassero e che qualcuno ti facesse un cenno, un segno di intesa e tu l’avresti seguito e i pensieri sarebbero diventati fisici e tattili e avresti di nuovo imparato ad amare con il tuo corpo senza più nasconderti in stanze buie e in penombra anche se sapevi che divani, tappeti e cuscini ti stavano ancora aspettando nel buio invitante di camere misteriose - Non c’erano state trasformazioni, astinenze e bisogni, sapevi o indovinavi che il vecchio Lee si era seduto dove eri tu adesso e aveva immaginato le sue pagine di allucinazioni e dipendenze - Naked Lunch - I muri bianchi della Casbah, i ritagli trapezoidali del cielo fra i palazzi bassi, lo scorrere delle nuvole, una prenotazione all’hotel Mauritania, saper aspettare può essere anche un modo per vivere, disse qualcuno e per dare un senso a ciò che ci rimane incomprensibile - Una gioia sconosciuta nel petto e nel cuore quando ci siamo abbracciati - Ogni sguardo che incontri e ogni  sguardo che poi hai lasciato andar via.




martedì 14 luglio 2026

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 "Meglio giù sotto, nel casino di gente che si riversava alla Gare St. Lazare, le puttane dentro i portoni, il sifone del seltz sui tavolini; una densa marea di sperma che inonda il marciapiede. Che c'è di meglio, fra le cinque e le sette, che farsi spingere da quella calca, pedinare una gamba, un bel seno, abbandonarsi alla marea e tutto ti turbina nel cervello? Che strane soddisfazioni, quei giorni. Niente appuntamenti, né inviti a pranzo, né programmi, né quattrini. L'età dell'oro, quando non avevo amici. Ogni mattina la tetra marcia fino all'American Express e ogni mattina l'inevitabile risposta dell'impiegato. Saltellare qua e là come una cimice, raccogliere ogni tanto una cicca, di soppiatto a volte, a volte a muso duro; sedere su una panca e strofinarsi le budella per fermare il rodio o passeggiare per il Jardin des Tuileries e sentirselo ritto per aver guardato le statute mute. O vagabondare a notte lungo la Senna, vagare, vagare, impazzire per quanto era bello, gli alberi incombenti, le immagini rotte nell'acqua, l'impeto della corrente sotto le luci sanguigne dei ponti, le donne addormentate nei portoni, addormentate su un mucchio di giornali, addormentate sotto la pioggia; ovunque i portici ammuffiti delle chiese e mendicanti e pidocchi e vecchie troie col ballo di San Vito; carretti con le spranghe in aria e barili di vino nelle straduzze, l'odore della frutta, il mercato e la vecchia chiesa contornata di verdure e di lampioni azzurri, i rigagnoli viscidi di spazzature e donne in scarpette di satin che azzardano il passo nella lordura putrefatta, al termine di una notte di baldoria"

Henry Miller
Tropico del Cancro

Assilah #1

  Seduto sul marciapiede polveroso di una stradina, accanto al muro di una piccola casa dalle pareti bianche e azzurre, protetto da un retta...