"Meglio giù sotto, nel casino di gente che si riversava alla Gare St. Lazare, le puttane dentro i portoni, il sifone del seltz sui tavolini; una densa marea di sperma che inonda il marciapiede. Che c'è di meglio, fra le cinque e le sette, che farsi spingere da quella calca, pedinare una gamba, un bel seno, abbandonarsi alla marea e tutto ti turbina nel cervello? Che strane soddisfazioni, quei giorni. Niente appuntamenti, né inviti a pranzo, né programmi, né quattrini. L'età dell'oro, quando non avevo amici. Ogni mattina la tetra marcia fino all'American Express e ogni mattina l'inevitabile risposta dell'impiegato. Saltellare qua e là come una cimice, raccogliere ogni tanto una cicca, di soppiatto a volte, a volte a muso duro; sedere su una panca e strofinarsi le budella per fermare il rodio o passeggiare per il Jardin des Tuileries e sentirselo ritto per aver guardato le statute mute. O vagabondare a notte lungo la Senna, vagare, vagare, impazzire per quanto era bello, gli alberi incombenti, le immagini rotte nell'acqua, l'impeto della corrente sotto le luci sanguigne dei ponti, le donne addormentate nei portoni, addormentate su un mucchio di giornali, addormentate sotto la pioggia; ovunque i portici ammuffiti delle chiese e mendicanti e pidocchi e vecchie troie col ballo di San Vito; carretti con le spranghe in aria e barili di vino nelle straduzze, l'odore della frutta, il mercato e la vecchia chiesa contornata di verdure e di lampioni azzurri, i rigagnoli viscidi di spazzature e donne in scarpette di satin che azzardano il passo nella lordura putrefatta, al termine di una notte di baldoria"
Henry Miller
Tropico del Cancro
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