lunedì 13 aprile 2026
Orgiva #81
sabato 11 aprile 2026
Orgiva #80
Un percorso, un cammino che sarebbe diventato una forma di liberazione personale, un mandala pronto a fiorire, una struttura spiraliforme dell’anima che dalla confusione del mondo esterno mi avrebbe portato all’essenza di quello che ero, un luogo in cui me ne potevo rimanere in silenzio, assolutamente immobile, danzando sulle melodie dell’esistenza.
Avevo visto la figura di Paul camminare nella strada piovosa e sapevo che ci saremmo incontrati e che dovevo solo attendere quel momento e che poi anche gli altri sarebbero apparsi o io sarei apparso a loro e che le nostre connessioni psichiche avrebbero cominciato di nuovo a vibrare.
Una nuova mattina, che avrebbe potuto essere benissimo una di quelle di tre anni fa, in cui il sole cominciava a diradare la nebbia e le campane della chiesa battevano sicure i loro tocchi ed era domenica e da qualche parte mi attendevano frammenti e segmenti di storie ancora da scoprire mentre riallacciavo i fili della memoria in nuove ragnatele lucenti di pensieri, forme geometriche oscillanti nell’aria, per poi lasciarmi cadere nel vuoto e ammirare, estasiato, il mondo svanire.
Eccellenti vibrazioni al Viejo Molino, di sera, con la musica e i corpi che si muovevano e i miei occhi chiusi mentre la pelle e lo spirito diventavano sempre più leggeri e il tempo pulsava la sua illusorietà nel ciclico carnevale del nostro trasformarci, all’interno non c’era nessuna età e il nostro aspetto non era altro che una maschera che cambiavamo per cercare di sentirci a nostro agio con gli altri o per confonderli, per attirarli o respingerli.
Non era cambiato molto nel pueblo, avevano aperto qualche nuovo negozio con i soliti miserabili a chiedere l’elemosina fuori dai supermercati, una speciale distanza temporale aveva creato un altro doppio dello scrittore che adesso osservava le cose e le persone con più calma e distacco anche se continuava a fare parte del trascinarsi degli eventi di questo luogo al quale apparteneva e dal quale poteva allontanarsi a suo piacimento, nella vaga eppure concreta sensazione di trovarsi a casa, con la consapevolezza di potersi perdere e sapere, ad ogni modo, come tornare.
sabato 21 marzo 2026
Orgiva #79
E lo scrittore era riuscito a tornare nel pueblo, anche se c’erano stati scioperi, ritardi, cancellazioni di voli e torrenti di pioggia che scrosciavano giù dal cielo e si era aperto un varco nella sua vita e lui ci era entrato, attraversando lo spazio azzurro e il tempo interiore ed era di nuovo qui, nella casa di Sara, seduto ad un tavolino, davanti ad una finestra da cui torreggiava la chiesa, a bere lentamente caffè nero e a scrivere.
E c’erano stati bizzarri e angoscianti sogni, le notti precedenti come lunghe sequenze narrative e oniriche uscite fuori dalle pagine di qualche libro di Thomas Pynchon e al loro interno qualcuno con il mio aspetto era stato intrappolato in oscene vicende, smarrito in una assenza di libertà che metteva paura, fra sadici e malvagi personaggi, nell’intima speranza di poter fuggire lontano e ritrovarsi altrove - Non mancavano di certo alternative una volta fuori da quella inesorabile dimensione in cui tutto mutava senza la possibilità di fermarsi un attimo ad osservare quanto stesse accadendo - Gli scenari frastagliati di episodi violenti oltre la malvagità di un mondo sul baratro dell’abisso - C’era ancora l’immagine di una montagna, di un cortijo, di un monastero fra le rocce nel quale rifugiarsi e attendere che la vita ricominciasse a fluire calma e lucente al mio interno.
Le passeggiate con Leonel e Domingos mentre mi raccontavano degli anni che avevano passato nelle missioni in Africa e io li ascoltavo e poi entravamo insieme in qualche vecchio locale di Lisbona, a sentire il fado e bere vino dolce e così mi veniva da piangere ogni volta che lasciavo che quella musica mi afferrasse il cuore - Poi ero con Sara in un locale di Malaga, a El Palo, mentre fuori continuava a piovere e stavamo chiacchierando e ridendo davanti ad una abbondante frittura di pesce, accompagnata da due birre appena apparse sul tavolo - Il viaggio in macchina verso Orgiva, i ricordi che apparivano e svanivano diventando la realtà presente - Le ombre scure sui fianchi delle montagne, las Alpujarras, le curve, i tornanti, la galleria, le luci del pueblo che diventavano sempre più vicine, ancora in fuga da tutto quello che non mi era mai appartenuto.
sabato 14 marzo 2026
NPK #16
C’era una strana atmosfera nelle scale, quasi sospesa, ho provato ad aprire la porta della terrazza ma non ci sono riuscito, sembrava una scena incerta di una pellicola di inquietudini senili eppure non mettevo in dubbio la capacità di collegare gli eventi di mia madre e mi affidavo al suo intuito - Poi mi sono sdraiato sul divano e il gatto mi guardava dal pavimento, curioso e tranquillo, anche nella stanza sentivo il tempo rallentare e ho chiuso gli occhi e ho galleggiato in una bolla sensoriale in cui la camera è diventata il mio corpo e la mia anima, la mia memoria al suo intero era libera di cambiare forma, di sfocare e proseguire in sequenze di foto del passato - Una volta in macchina, quando la malinconia si era già impossessata del mio cuore e i ricordi erano arrivati e con essi il senso di abbandono causato da tutto ciò che era svanito, ho visto passare Lorenzo su un monopattino, direttamente apparso da qualche sabato adolescenziale, ho suonato il clacsono ma lui non si è fermato, è scattato il verde e ho girato a destra, dirigendomi verso Piazza Re di Roma e poi in qualche modo, fra bestemmie nate dal traffico e squarci luminosi nel cielo oltre i confini dei palazzi, ho raggiunto via Ostiense e poi la Magliana, dove c’era una mostra di foto a cui dovevo partecipare.
La sala rossa dove i fotografi si sono incontrati, presentando sé stessi e i loro lavori, era accogliente, io però me ne sono rimasto in silenzio ad ascoltare senza intervenire, non me ne fregava un cazzo di quello che stavano dicendo, le persone mi mettevano orrore, speravo sempre che non si avvicinassero troppo, non mi parlassero e soprattutto evitassero di toccarmi. Poi siamo tornati nella sala con le foto, ho preso una birra e mi sono seduto vicino alle casse, su un divanetto. La musica non era male, con una selezione di pezzi psichedelici degli anni sessanta. Ho aspettato che arrivasse Romain, ci siamo bevuti un’altra birra, abbiamo guardato e commentato qualche foto, ci siamo fatti delle belle risate e poi siamo andati a cenare in un ristorante giapponese. Lo scrittore intanto rielaborava il materiale fornitogli durante il giorno e scenari di droga, spaccio, misteri e fughe in Spagna prendevano posto nel suo cervello, in un labirintico processo creativo che avrebbe portato a queste parole. Dopo cena ho guidato piano fino a casa, ascoltando Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashng Pumpkins, avrei voluto chiamare Marco e dirgli che nessun altro album aveva un posto così speciale nel mio cuore.
sabato 7 marzo 2026
NPK #15
mercoledì 25 febbraio 2026
NPK #14
I segmenti quotidiani, quelli degli spostamenti, delle cose da fare, delle azioni da ripetere si stavano assomigliando in una maniera sterile e avvilente, lo scrittore lo sentiva e nella sua mente si aprivano scenari boschivi e bucolici, oltre a fermate bukowskiane nell’unico bar di qualche paesino sperduto, così ci sarebbe stato ancora il tempo per vivere e bere, quello per scrivere, forse anche quello per scopare? Parola che stava svanendo dalla mia realtà, insieme alle sue connessioni fisiche ed emotive, rimanevano solo immagini ed eccitazione trattenuta e uno spettacolo impossibile da mettere in scena in qualsiasi teatro che non fosse quello del mio salone orgiastico personale, quando steso sul divano il sipario delle mutande si strappava ed erezioni solipsistiche iniziavano le loro danze e i loro deliranti soliloqui onanistici - Fuori dall’ordinario, c’erano le pagine mentali che lo scrittore ancora assemblava, con serie sconnesse di pensieri, ricordi, percezioni, sogni, visioni, uno spazio architettato da un vagabondo lisergico, a cui piaceva addentrarsi negli angoli bui, scendere nei tunnel sotterranei della propria psiche, al riparo dai missili e dalle bombe di qualche guerra lontana, di cui rimanevano sibili ed esplosioni e forse fragori nei traumi di qualcuno, mentre l’abisso continuava ad oscillare al termine delle nostre esistenze, un richiamo oscuro, sensuale, mortifero, liberatorio - Arrivavano gli echi di rave allestiti in spazi urbani dimenticati, le strategie esplosive erano finite, i chili di tritolo anche, si combatteva in maniera diversa, subdola, psicotica, il condizionamento era ovunque, chi ce l’aveva ancora il coraggio di riprodursi in questo scenario abominevole di una portata allucinatoria mai conosciuta prima? Almeno le sostanze psichedeliche richiedevano una partecipazione umana che ci portava all’interno del nostro stesso essere e sentire, del nostro pensare, rimettendo tutto in discussione… La dipendenza ebete dagli schermi ci risucchiava in immagini di cui potevamo fare benissimo a meno e che riformulavano i processi del cervello in un percepire alienante e ormai fuori controllo - Alcuni giorni di isolamento, quando avrei solo voluto che divenissero di più e io mi ritrovassi all’interno di stanze sconosciute, a guardare il tramonto e il tuo profilo ombreggiato su un muro, non credere mai alle menzogne dell’amore, perché è nella libertà di fuggirne lontano che un giorno ci abbracceremo ancora, stretti nel vuoto di ogni fine, immersi nel pallore di un giorno già svanito.
lunedì 9 febbraio 2026
NPK #13
domenica 1 febbraio 2026
NPK #12
Sedevo a una scrivania, dietro a una porta verde e fantasticavo con Fred sui nuovi scenari globali, esercizi di fantapolitica, possibili soluzioni tra guerra e diplomazia degli attuali conflitti. Si aprivano poi nelle nostri menti dimensioni parallele con innumerevoli scene erotiche, quasi a sabotare la ragione con fughe della libido oltre i paradossi di un mondo che non capivamo più e da qualche parte c’erano migliaia e migliaia di soldi nascosti e i giusti contatti per le droghe e le armi, se ce ne fosse stato bisogno e un rifugio sicuro dove nascondersi, disperso fra i boschi del Vermont e poi ho sentito passi fugaci oltre la porta verde e parole e risate e poi di nuovo silenzio come se tutto fosse passato in un attimo e così, a volte, mi appariva la vita, una sequenza così veloce di eventi di cui avevo fatto parte e che adesso erano scomparsi anche se le loro tracce rimanevano a segnare detour mentali nella memoria, potevo tornare in quei luoghi o forse erano loro che ritornavano da me, Fred suggeriva di non guardarsi mai indietro perché qualcuno ci avrebbe potuto raggiungere e allora lo sguardo vagava oltre la finestra e nella luce e nel cielo azzurro di settembre di New York, quando le torri erano crollate e ci si chiedeva che fine avrebbe fatto il mondo, ora che le ultime certezze erano andate distrutte.
Non avrei accettato altri incarichi, mi sarei allontanato dal denaro, non avrei guardato con desiderio le donne. Fred suggeriva di fare sesso su una lavatrice in funzione, quella vibrazione avrebbe portato qualsiasi amante sul limite di un orgasmo centrifugo, esplosioni di piacere alterate, spezzoni privati di video pornografici in rotazione sui canali dei dipendenti della masturbAzione del terzo millennio, preparavo lezioni impossibili da ricordare, osservavo la classe come fosse una stanza cubista, qualcuno bussava, speravo fosse una giovane studentessa dalle cosce scoperte e dalle tette grandi. Aspettavo notizie da Varsavia, guardavo il Decalogo di Kieslowski, il baratro si avvicinava, oltre di esso lo splendore dell’abisso, i frammenti di questo mondo lontano, i comandamenti di un dio che nessuno aveva più ascoltato.
lunedì 19 gennaio 2026
NPK #11
Pensavo ai boschi, al silenzio, agli alberi, alle montagne, pensavo che avrei voluto nascondermi ancora, per qualche tempo, pianificavo una messinscena che mi portasse di nuovo oltre le sbarre della gabbia, affinché le potessi vedere allontanarsi, divenire sempre più piccole, mentre immergevo una mano nella fredda acqua di un torrente e poi guardavo il sole e la luce infrangersi ovunque.
E così il Kollettivo sarebbe riemerso nei sogni, nelle scene tagliate da qualsiasi vita ordinaria e quotidiana, i discorsi degli adolescenti mi attanagliavano le viscere, quelli dei trentenni pure, infognati in lavoro, sesso e ambizioni varie, i vecchi si avvicinavano alla fine e io rimettevo sulla giusta direzione la mia esistenza, mi addormentavo su una panchina come se fossi ancora a Londra, riprendevo gli atteggiamenti di un personaggio immaginario che insegnava da qualche parte, cambiavo velocemente identità, gli attimi di stanchezza e abbandono, in cui arrendersi a qualunque cosa, inquadrature fisse e porzioni di assurdo, il semplice scorrere della vita oppure la sua ricostruzione con un ritmo diverso, un intrecciarsi di suoni e colori che avrebbe anche potuto avere un senso o forse nessuno.
martedì 6 gennaio 2026
NPK #10
Orgiva #81
Flebili figure si trascinavano per le strade, scalze e sporche, lungo l’unico cammino possibile, quello che non le avrebbe portate da ness...
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I dolori iniziano lunedì mattina, al lavoro. Durante la lezione mi tocco il lato destro della bocca e sento crescere una...
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Improvvisi risvegli di luce in cui la città appare bianca e splendente con i suoi palazzi di marmo, per poi frantumarsi nei riflessi delle...
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Apparivano le case, i balconi, le tende, i graffiti sui muri, tutto scorreva come le sequenze di un sogno, come se stessi partendo ancora,...