lunedì 24 agosto 2026

Tangiers #4

 Il tempo aveva smussato gli angoli del giorno e tutto appariva fluido e lucente come all’interno di una città onirica - I vicoli, le occhiate, le porte che si aprivano su misteriose stanze in penombra, sarebbe stato così invitante entrarci e perdersi - Seduto accanto al muro di un caffè, avevo appoggiato la testa su un enorme specchio, ancora l’attesa senza avere più nulla da aspettare, frammenti di voci incomprensibili, spirali astratte di fumo nell’aria - La mano di un vecchio, apparso al tavolo vicino al mio, che si apre come in un trucco di magia e al suo interno vedo un pezzo di fumo verdognolo, grande come il suo palmo, ho sorriso al vecchio e ho rifiutato la sua offerta, anche lui ha sorriso, richiudendo la mano, forse in un altro momento, forse in un altro sogno - L’oscurità accogliente del Tangerinn, ho ordinato una birra, poi mi sono sistemato su uno dei divani rossi, Sara ha preso il cocktail della casa, sulle pareti dai colori cupi c’erano le foto di Kerouac e Burroughs, il vecchio Lee aveva sempre uno sguardo triste e desolato, il locale era ancora vuoto - Poi sono entrato dove lui aveva vissuto per qualche mese, proprio di fianco al Tangerinn, nell’hotel El Muniria, una ragazza araba mi ha accolto e le ho chiesto se potevo dare un’occhiata dentro, più che a parole ci siamo capiti a gesti e sorrisi, ho cercato la camera di Burroughs, la numero nove, quella dove aveva scritto Naked Lunch, ma sembrava sparita - Mi immaginavo di passare qualche settimana in quello stesso hotel, vivendo al suo interno, in un altro capitolo di un ennesimo viaggio mentale che non sapevo neanche se fosse già iniziato oppure no - Qualcuno per strada chiedeva la carità, ripetendo pobrecito, pobrecito, altri vendevano fazzoletti negli angoli, poi una serie colorata e sparuta di ragazzi selvaggi che avevano ancora l’età per giocare con la vita e ridere e passare da un’avventura all’altra - Le mani di un uomo maturo che mi lavava mentre ero disteso sul pavimento caldo e umido dell’hammam, avvolto da un manto di vapore e calore, i miei respiri che rallentavano, relajate un rato, mi aveva sussurrato l’uomo mentre andava a prendere altro sapone nero e io scivolavo lontano con l’intima speranza di non accorgermi più quando mi sarei risvegliato.

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