Una
parte della casa era andata in rovina, quella del bagno, erano crollati i muri
e il soffitto e quella parte si trovava in una zona diversa, che non ricordavo,
pensavo fosse il bagno, ma non c’era nulla che giustificasse questa idea, su
quello che un tempo era stato il pavimento adesso c’era dell’erba, corta, di un
verde intenso, simile al muschio o ai licheni che crescono sulla pietra. Ho
fatto alcuni passi, c’era una scrivania di legno, che aveva iniziato a marcire
e del terriccio sopra, con piccoli sassi frantumati, ho aperto i cassetti della
scrivania e dentro c’erano gli oggetti del comodino della mia stanza, non
quella di adesso, ma la stanza nella casa di mia madre, dove ora dormiva mia
sorella. Sono arrivati mio padre e mia madre, in un altro luogo, in un’altra
camera e mi hanno chiesto, preoccupati, se le cose andavano bene, non ho
risposto nulla, una sensazione di tristezza che non riusciva a fuggire via,
l’eco di una sofferenza provocata ad un’altra persona, sotto la maschera
dell’amore agivano forze ed entità sconosciute, le apparenze danzavano nel
teatro della giovinezza, tra le rovine dell’età adulta le statue delle antiche
divinità erano nascoste da rovi e rampicanti, le dita di Dafne che si
trasformano in rami, mentre le mani di Apollo cercano di afferrare l’eterno.
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