ed era maggio e ci stendevamo su coperte e pelli di bisonte e la terra era sotto di noi e la sentivamo fremere nei nostri corpi abbracciati, affondavo il mio volto nei suoi capelli e poi lei piano si girava e apriva le palpebre socchiuse e osservavo nei suoi occhi un universo di meraviglie e sfumature lucenti, il suo mondo, la sua vita, una timida ragazza che scopriva l’amore, una donna anziana che rideva in disparte del suo cedere ai piacere dei sensi e il tempo, il tempo che ho visto scomparire e fuggire lontano, in ore che non avrei più potuto riconoscere se non dalla misura dei miei respiri, ormai così espansi da assorbire gli alberi e le rocce e i canti festosi degli uccelli e il richiamo delle nuvole e le sinuose carezze del sole e lei era ancora addormentata sul mio petto, la testa che si alzava e abbassava al ritmo dei miei polmoni, il quieto smarrirsi di tutto quello che abbiamo sempre creduto di essere, le mie dita che scivolavano piano fra le sue linee e i segreti che rivelavano, in un giorno perduto di primavera che ancora mi fiorisce dentro.
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