sabato 25 aprile 2026

Orgiva #83

 Una mattina all’aeroporto di Malaga, un viaggio prima dell’alba da Orgiva, le stelle ancora brillanti nel cielo, le costellazioni remote, poi il lento apparire dei contorni delle montagne, ancora disegni oscuri nello spazio circostante, poi tunnel psichedelici e le prime linee frastagliate di luce che precipitavano su quelle dell’orizzonte del mare, affiorato in lontananza, il rosa pallido delle nuvole basse e infine la visione architettonica della città, da differenti prospettive, fino a quando il sole avesse pienamente ricostruito le forme che l’oscurità aveva mascherato e reso misteriose e un nuovo giorno sarebbe iniziato - La serata al mercatino di Cigarrones aveva portato una moltitudine di ricordi nella mente e nel cuore dello scrittore, arrivavano ad ondate, come sempre, poi i saluti e gli abbracci con Tim, Carol, Hannah, Emma, Lolo, Brian e Wibbs, gli sguardi e le occhiate di riconoscimento e il tempo si dileguava chissà dove ed era come se non fosse passato neanche un minuto dall’ultima volta che ero stato lì, vivendo da quelle parti e invece già erano trascorsi più di tre anni, così si manifestavano il segreto e la magia de las Alpujarras e di Cigarrones, mentre stappavo una birra e ne offrivo un’altra a Sara e a Lolo e alla sua nuova compagna e intanto altre persone apparivano e spuntavano fuori banchetti con cose sopra da mangiare e da bere e barattoli pieni d’erba, la musica era perfetta, come sempre, rimanevo ogni volta stupito dalla qualità di musicisti, dj, cantanti, apparecchiature e strumenti, era un posto sperduto e fatiscente eppure il livello della musica era del tutto incredibile - Girotondi di chiacchiere e saluti e lingue diverse che si intrecciavano mentre continuavano a sopraggiungere le immagini mentali dei momenti passati con tutti quelli che rivedevo e abbracciavo, non avremmo fatto troppo tardi io e Sara, perché non ne avevamo voglia e iniziava anche a fare freddo e avevo visto girare un paio di torte dall’aspetto psicotropo e lo scrittore già sapeva come sarebbe andata a finire la serata se ne avesse mangiato un pezzo e la sua anima stava ancora assimilando tutte queste emozioni, a piccole dosi, meglio non esagerare, prima o poi sarei tornare a trascorrere le mie giornate vagabondando in questa terra e una parte di me sapeva bene che non se ne era mai andata via da qui - Lolo aveva aggiunto una nuova sezione alla sua baracca, piena della stessa magnifica confusione che regnava anche nel resto di essa - Il giorno dopo ci eravamo incontrati nella plaza del pueblo, inondata di luce e persone, per berci un tubo e chiacchierare, era il giorno del mercato e c’erano impulsi psichici da tutte le parti, Lolo mi aveva parlato ad alta velocità, come era sua abitudine, dei suoi progetti, di quello che stava facendo e di quello che avrebbe voluto fare, lo ascoltavo in balia delle sue parole, treni lessicali che mi sfrecciavano nel cervello - Ho incontrato Paul fuori da un bar, era il mio ultimo giorno nel pueblo ed ero felice che finalmente ci fossimo visti, stava bevendo una birra, io avevo in mano una bottiglietta di liquido per piatti e un paio di confezioni di mollette per il bucato, l’ho abbracciato, abbiamo parlato qualche minuto e poi sono salito a casa di Sara e mi sono steso sul divano, perché ero stanco e volevo riposarmi, l’intensità della vita mi fremeva dentro, lo scrittore aspettava il momento giusto per aprire il taccuino rosso e trasformare quelle vibrazioni in parole, oscillavo negli enigmi dell’esistenza e in essa volevo perdermi e smarrirmi un’altra volta, nei giorni che verrano e che dimenticherò ancora come chiamare.

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