Una panchina al sole per riposarmi in un parco, le foglie degli alberi che danzano nella luce, le zone intorno alla stazione centrale, gli immigrati, le bancarelle, le battone, gli alberghi economici - Una stanza e i giorni che fuggivano, i soldi che sarebbero finiti come fosse una liberazione, poi solo il vagare, lo spingersi avanti, lo sprofondare nel mistero del tempo, nelle sue cicliche illusioni che con i nostri bisogni e dipendenze facevamo diventare reali, il tempo: il suo essere forma e spazio e qualcosa che esisteva oltre e dentro e ovunque - Le ombre cominciavano ad allungarsi e mi sentivo stanco e pensavo a bottiglie di liquore e all’appartamento nascosto di qualche spacciatore in cui rifornirmi per le lunghe e oziose giornate d’agosto, in attesa che l’erba crescesse - Una scrittura da decifrare, una città da scegliere come fosse una nuova amante, nel momento stesso in cui mi accorgevo che quel periodo di sudore, sensualità, sesso e sbattimenti vari era finito da parecchio e la mia solitudine era la compagnia migliore che desiderassi, con la mia lentezza, i miei pensieri, il mio silenzio, le mie pause - Svogliati discorsi sulle bocche altrui: famiglie, coppie e compiette, amiche di letto, tutto scivolava, svaniva, si frantumava nel rincorrersi spastico e compulsivo delle ore, i riflessi delle onde oltre le ringhiere arrugginite, i palazzi signorili con vista sul mare, le ville del Vomero, le strade che si allargavano e riconquistavano aria e luminosità quando ci si allontanava dai quartieri spagnoli, dal Rione Stella, dal Monsanto - La città sembrava respirare di nuovo, aprendosi al cielo e al sole e all’abbraccio del Mediterraneo e così anche i pensieri smarrivano le proprie traiettorie labirintiche e ossessive per espandersi in astratte strutture sognanti e ci si poteva immaginare qualsiasi cosa, senza più la necessità quasi fisica di scappare, nascondersi, scomparire nei vicoli - Nessuno ci stava più inseguendo, andavamo avanti, lontani dalle accuse e dagli errori, dalle false testimonianze, soprattutto dalle nostre, il peso delle stelle che ci curvava le spalle, eravamo presenti in ogni età che avremmo attraversato per un singolo momento, poi già diversi, mutati, altri dai nostri oscuri desideri, la vita continua, sussurrava qualcuno, fino a quando sarà finita, con un sorriso, una risata, un gesto d’amore per tutti noi che non abbiamo ancora capito come essere felici, oltre ogni sguardo in cui ci siamo riflessi per poi accorgerci che non eravamo soli e non lo saremmo mai stati.
domenica 20 settembre 2026
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Napoli #6
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