Le
coordinate di un viaggio di fantasia, seduti su una terrazza, di notte. La
sostanza aveva iniziato a fare effetto e rendeva più concrete le immagini che
la mente dello scrittore proiettava. Risalire fino ad Amsterdam, a piedi o a
cavallo, in un periodo che si poteva collocare temporalmente verso la fine
dell’ottocento. Un viaggio lungo, forse di un paio di settimane. Attraversare
la Francia, nel periodo della vendemmia, fermarsi alcuni giorni, a ridere e
scherzare con le fanciulle del luogo, succhiare mosto dai loro piedi e cercare
diamanti nei loro occhi, risate d’argento e abbracci clandestini su letti di
paglia, fumare tabacco nel sole e sentire gli odori della campagna, la notte
sarebbe stata una bottiglia di vino senza fondo, l’alba il tuo sorriso di
ragazza. Continuammo verso Amsterdam e vi restammo un mese, scegliendo una nave
sulla quale salpare, vivevamo in una pensione, proprio sul limite del De Wallen,
bordelli e prostitute, scintillanti risate, bicchieri d’assenzio, camminavamo
ebbri tra luci rossastre, i pensieri erano nuove terre all’orizzonte. Ci
imbarcammo d’inverno, la città era ricoperta di neve, chiusi nei nostri vestiti
pesanti, incerati nel grasso per resistere all’acqua e all’umidità, un viaggio
di un paio di mesi verso le Indie, passando intorno all’Africa, il suono dei
tamburi nelle notti dense di buio, fuochi sulle rive, intagliavo un bastone di
legno, imparavo nuove lingue, scambiavo esperienze con gli altri marinai, c’era
dell’oppio a bordo, qualcuno lo aveva portato da Venezia, oppio turco, ne
avevamo una buona scorta, un marinaio ci parlò di quando aveva fumato alla
presenza di un cardinale, su tappetti orientali, la ricchezza delle sue vesti,
poi entrambi si erano ritrovati nudi, galleggiando nell’oblio, avremmo
conosciuto donne meravigliose, nelle Indie, lo sentivamo, i racconti erano
pieni di misteri e sogni proibiti - mi addormento sul ponte, i pensieri che
oscillano, le stelle inquiete della mia giovinezza.
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