C’era
il vento e c’erano i sogni di terre lontane, quelli dei marinai e delle navi,
perdute oltre l’orizzonte, i volti di pietra e i piccoli fiori, i muschi e i
licheni e un’infinita serie di emozioni e percezioni a cui non sapevo dare nome
e le grotte e le rocce scavate dall’acqua e gli archi naturali e le mille
scintille sulle onde e le sfumature del blu mentre la luce le attraversava. Gli
scenari rimanevano impressi nella mente quando chiudevo gli occhi e la lasciavo
libera di prendere le forme e i suoni di quello che avevo intorno, i sentieri
da seguire, le erezioni scolpite nelle rocce, un enorme cazzo che puntava verso
l’alto, caverne e fessure e vagine oscure, umide e misteriose, la sabbia e le
conchiglie attaccate sui massi verdi di alghe, la primitiva storia del mondo
raccontata dalla sua stessa materia, la fine della terra e la nascita
dell’abisso.
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