venerdì 23 ottobre 2026

Hypnagogic #2

 Stavo recitando una poesia su un palco, cambiando alcuni versi e inventandomene altri, quando ho finito è arrivato improvviso il silenzio e nessuno dei presenti in sala ha applaudito, sono sceso dal palco e me ne sono andato - Passeggiavo per una città, la giornata era luminosa, le strade sconosciute ma accoglienti, stavo cercando un museo della fotografia che non avrei mai trovato - Camminavo sulla spiaggia, a Fiumicino, in lontananza il profilo del faro e dei bilancioni, la sabbia brillava e così le onde del mare, mi sentivo leggero mentre avanzavo fra le basse dune e la sporcizia intorno che aumentava, resti, resti, resti, plastica, tronchi bruciati, vestiti, bottiglie vuote di birra, un mosaico di squallore e degrado, ogni tanto una persona su un asciugamano o sotto un ombrellone, poi è apparsa una struttura industriale, abbandonata, corrosa dalla salsedine, geometrie metalliche in disuso, sistemi elettrici smantellati e lasciati alle intemperie, il tutto sembrava una allucinata rappresentazione post apocalittica, mi sono avvicinato, nel cubicolo in cui si trovavano i quadri elettrici, ormai senza più fili o parti utilizzabili, qualcuno aveva buttato un materasso, un cuscino, una coperta, tutto era lurido e avvilente, eppure potevo sentire il richiamo dell’avventura, dell’oblio, dell’abbandono - Ho continuato la mia peregrinazione solitaria, mi sono tolto la camicia, si stava bene per essere settembre, poi ancora rovine, quelle di un vecchio stabilimento sventrato, poi ancora spiaggia sporca e enormi frangiflutti neri e anonimi, mi chiedevo se qualcuno mi avrebbe venduto un po’ di fumo da quelle parti, mi sembrava possibile o forse erano ancora le immagini di Amore Tossico che si sovrapponevano a quanto si mostrava ai miei occhi, senza filtri, se non quelli dell’immaginazione, in un realismo che lo scrittore rubava e manipolava, non perché fosse migliore ma solo perché si adattasse ai bisogni del suo cuore e della sua mente - Infine i bilancioni, grottesche costruzioni rialzate simile a palafitte che una volta servivano per pescare e in cui adesso qualcuno ci viveva o ci passava i finesettimana mangiando e bevendo, sono arrivato alla fine della spiaggia, c’era una rete metallica, per raggiungere il bar del porticciolo sarei dovuto tornare indietro e passare da un’altra parte ma non ne avevo voglia, mi sono seduto su un sasso, accanto c’era un materassino con un profilattico usato buttato sopra, almeno sono stati attenti a non riprodursi, ho pensato. Di siringhe neanche l’ombra, l’eroina non era più amata e odiata come un tempo.
Sul terrazzo di casa, osservavo il tramonto, prendevo quello che veniva e lo lasciavo quando passava, mi sembrava un buon modo di vivere, le maree cancellavano i ricordi e non c’erano luoghi in cui volessi tornare, perché degli sbagli, degli errori e delle illusioni svanite non sapevo più che cosa potermene fare.

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