Lorenzo arrivava sempre in bicicletta, in diversi vestiti e personaggi, con echi di Hunter S. Thompson nella sua fisionomia e pensavo anche al dottor Hoffman che aveva avuto la sua prima esperienza lisergica proprio mentre stava pedalando verso casa - Ci prendevamo una birra e chiacchieravamo liberamente di quello che ci veniva in mente oppure rimanevamo in silenzio o scattavamo fotografie quando la luce prendeva il sopravvento sulle nostre percezioni - E c’era stata una manifestazione a cui avevo partecipato, portando uno striscione e la bandiera anarchica e faceva caldo e c’era molta gente e buone vibrazioni e sudavo e camminavo e parecchie persone si sono fermate a fotografarmi e poi un ragazzo mi ha passato una Peroni gelata, uscita fuori da chissà dove e me la sono scolata in meno di cinque minuti, così tutto è diventato più leggero, fluido e veloce e poi la sera ci siamo ritrovati al Bakunin e qualcuno ha cucinato e sono arrivate altre birre e poi è iniziata una discussione sulla politica e sui ricordi di avvenimenti del passato, stragi, agguati, depistaggi, movimenti sovversivi, bande armate, gruppi extraparlamentari, tutta una spirale di violenza e follia che aveva portato una marea di morti di cui neanche ci si ricordava più il nome - E poi un’altra proiezione di me stesso stava vagando per Testaccio in attesa che le sostanze facessero effetto e c’erano immagini distorte del Gazometro e le ombre sembravano assumere strane profondità e avrebbero potuto parlare o per lo meno le loro forme diventavano quelle di una bocca sul punto di dirmi qualcosa o divorarmi, così ho cercato strade già silenziose e vuote, anche se quella sensazione di smarrirmi non mi abbandonava, alcune panchine parevano corpi ubriachi svenuti e le facciate dei palazzi, con le loro serie di mattoni, costruivano composizioni mentali di architetture liquide e invitanti, chissà cosa sarebbe potuto succedere all’interno di quelle stanze, le solite intuizioni: traffici, sadomasochismo, droghe, incontri, luci rossastre, materassi stesi per terra, candele, cuscini, corpi magnetici.
Lorenzo è passato con la sua bicicletta dirigendosi verso mete sconosciute, ho abbandonato il mio doppio per ritrovarmi sul terrazzo di casa, faceva ancora caldo e la luna era una falce nel cielo notturno della città. Ho acceso una canna e ho fatto qualche tiro. Il giorno dopo sarei andato al mare, volevo vedere le onde e sentire il calore della sabbia e sciogliermi nel ciclico respiro dell’acqua, nel ripetersi della vita, testimone di una storia inventata, di un’esistenza che sapeva sempre dove nascondersi per il semplice gioco di non lasciarsi più ingannare.