Le bianche tende, lievi nella brezza della sera, l’oro e la calma del tramonto, la piccola terrazza da cui si vedevano i tetti delle case del labirinto della casbah, i ragazzi libici che mi portavano da fumare e poi mi facevano vedere foto aeree, scattate da qualche drone, di grandi piantagioni di marijuana fra le vallate montane del Marocco e mi chiedevano se avessi voglia di andarci, se avessi voglia di passare un po’ di tempo lì con loro e i loro amici e mi sembrava un’idea meravigliosa quella di scomparire in quelle zone e aiutarli nel raccolto, avrei potuto imparare molto, magari anche ad impastare e mettere in forno dolci alla cannabis, avremmo bevuto tè alla menta, sdraiati sui tappeti, avrei appreso la loro lingua, l’arabo o almeno ci avrei provato - Altre immagini arrivavano da sabotatori satellitari, vecchie istantanee della casa dei miei nonni ad Aphex, in un giorno d’estate di una dozzina di anni fa, le foto erano state prese da qualche streetcam e ancora esistevano nell’archivio di un elaboratore di mappe digitali e la porta della casa era aperta e mi chiedevo chi ci fosse dentro, che cosa stesse succedendo, se ci fossi stato anche io in quel giorno di agosto, ora che la casa era stata venduta e trasformata in una grottesca e rosa imitazione di quello che era stata per decenni, adesso che i miei nonni erano morti e ne serbavo un ricordo così dolce e presente e gli alberi erano stati tagliati e del paese in cui si trovava non me ne frega più un cazzo, rimaneva un’oasi nella memoria, una luce lontana che illuminava quello che poteva ancora risplendere delle sensazioni dell’infanzia - E le chiacchierate mattutine al bar con Fred, mentre ascoltavo le sue storie, mentre ci allontanavano dai circoli viziosi del desiderio e della fica e del sesso, per poi ritornarci sorridendo quando appariva una bella ragazza con le tette grandi e le chiappe sode e non che mi dispiacesse quell’arrapamento mattutino maschile che ci pigliava, mentre finivamo i nostri caffè per poi svanire in una dimensione chiusa e protetta in cui lasciar passare minuti e parole - Poi le improvvise parentesi finanziare e bancarie e immaginavo flussi di soldi che si muovevano, città costruite e distrutte, imperi monetari, cascate di contante, serie di numeri, dati in movimento, le comode poltrone in pelle nera di banche in cui non sarei mai stato - Poi il silenzio, il volteggiare degli uccelli, i profili delle montagne e quelli delle mie mani, mentre mi chiedevo chi fossi, lo zaino da una parte, l’odore della resina dell’erba sulle dita, i libri sul pavimento, i riflessi del mondo nei miei occhi, avrei potuto guardare altrove e tornare qui ogni volta che avrei voluto.
martedì 6 gennaio 2026
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NPK #10
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