sabato 26 settembre 2026

Bologna #1

 Spazi interiori da attraversare durante la notte, in cui rifugiarsi, ormai lontano dalle parole, dalle voci, dai volti, dai corpi, dai discorsi - Spazi interiori che uno sconosciuto gitano vedeva come fossero scenari in cui insediarsi per una anarchica rivolta del futuro, disteso su un divano in una stanza vuota, un pubblico invisibile attendeva in silenzio, la sagoma di mio padre appoggiata ad un muro, un momento prima che svanisse - Ero dentro me stesso, mentre il gitano faceva domande e io gli rispondevo da un luogo buio e confortevole, in movimenti amniotici verso il nulla, la leggerezza misteriosa della libertà - Inattese sequenze pornografiche, una donna si era seduta a gambe aperte sulla mia faccia, mentre mi toccava il cazzo legato, la scena era molto eccitante - L’alba, le prime e lente oscillazioni del cuore, poi in piedi, in cammino, Termini, l’attesa, il treno, il viaggio, l’arrivo, Bologna, la stazione, le strade, gli archi, la luce e le ombre in nuove composizioni astratte, nuove prospettive di ludica lucidità percettiva, il fotografo scattava - Vagare, vagare e perdersi, improvvisamente mi ero ritrovato fra le stradine vicino all’università, alcuni fattoni sbracati davanti ad un portone, le sostanze mi stavano cercando, estati ed estasi lisergiche, le persone mi scivolavano davanti, osservavo la vita, perché non c’era null’altro da fare - Mi sono fermato ad un pub e mi sono bevuto un paio di birre a stomaco vuoto, poi tutto è diventato veloce e leggero, in una piazzetta c’erano dei ragazzi africani, alcuni erano in bicicletta, ho sentito una stretta allo stomaco e una sensazione familiare, sapevo che avevano qualcosa per me, mi sono avvicinato, uno sguardo di intesa, mi hanno chiesto se volessi fumo o erba, fumo ho detto, sei fortunato mi ha detto uno di loro, gli ho dato venti euro e lui un pezzetto di hashsish, era freschissimo e l’odore era molto pungente, l’ho messo nel portafoglio e mi sono allontanato - Ho continuato a vagare e a scattare foto - Poi sono tornato verso la stazione, sono entrato in un parco e ho trovato un panchina libera, mi ci sono sdraiato sopra e ho chiuso gli occhi, vortici di voci intorno, l’odore dell’hashish ancora nelle narici, credo di essermi addormentato - Quando ho riaperto gli occhi la luce era calata, avevo fame, ho camminato un pò intorno alla stazione, mi sono preso un kebab e ho bevuto una pepsi - Una volta sul treno era già arrivata la sera, mi sentivo stanco, le immagini si erano accumulate e lo scrittore le montava secondo la sua fantasia in sequenze sfuggenti, avevo messo il pezzetto di fumo in una tasca dello zaino, ne sentivo ancora l’odore, mi chiedevo se anche gli altri passeggeri lo sentissero, ero tranquillo, sapevo che tutto sarebbe andato bene, il paesaggio fuori scompariva nella notte, ho chiuso gli occhi e ho continuato a viaggiare fino ad arrivare qui, fra queste parole.

Nessun commento:

Posta un commento

Bologna #1

  Spazi interiori da attraversare durante la notte, in cui rifugiarsi, ormai lontano dalle parole, dalle voci, dai volti, dai corpi, dai dis...