La
strada dall’aeroporto di Calama ad Atacama, paesaggio lunare solitario, immerso
in una luce abbagliante, le lenti rosse a proteggere lo sguardo, la nuda terra
spaccata dall’assenza dell’acqua, le montagne lontane, la striscia di asfalto
immobile, nera, rettilinea, el pueblo de san pedro, le case d’argilla, colori
sgargianti e psichedelici dell’artigianato locale, un posto dove bere solo
cervezas da bottiglie da un litro, buona musica rock, l’attesa inutile degli
spacciatori che avevo visto in sogno, i cani addormentati negli angoli delle
strade, al riparo dal sole, un ubriaco steso per terra, la schiena appoggiata
ad un muro screpolato, la mattina seduto ad un tavolino, la luce che passa
dolce attraverso le fenditure di un tetto di paglia intrecciata, una tazza con
acqua calda e foglie di coca, un ragazzo che suonava musica folk con la
chitarra e il charango, un fuoco che crepitava, le parole del vecchio seduto su
un tappeto logoro – parlami dei tuoi sogni, ragazzo.
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