Il caldo mi stordiva durante il giorno e così me ne stavo chiuso in casa, nudo, con il cazzo duro, a volte, a guardarmi allo specchio - disteso sul letto, gli anelli di metallo, le tue scarpe rosse con il tacco, le tue mutandine nere, le mollette per i capezzoli, elastici vari, un piccolo vibratore, i miei feticci erano sparsi un pò ovunque, li usavo, li nascondevo, li ritrovavo, lasciavo la mia immaginazione libera di esprimersi, giorni di anarchia e masochismo li aveva chiamati lo scrittore, giorni di follia controllata, di danze senza regole sui confini della normalità, sempre ammesso che ce ne fosse una - ghignava il mio riflesso da qualche parte e poi me ne andavo sul terrazzo a fumarmi un porrito, le palle legate sotto al pareo che iniziavano a gonfiarsi, a farmi pensare a te, a quando saresti tornata, non avrei eiaculato fino a quel momento, giochi mentali, fantasie erotiche ricoperte di pelle, latex, cuoio - frustini, manette, bende, corde - c’era tutta un’alchimia erotica fatta di vestiti, oggetti e parti del corpo che mi mandava in estasi, un personale teatro di esaltazione dei sensi, di piaceri e proibizioni, con ombre maschere e luci sulle assi polverose di un palco itinerante, il buio in una sala inventata dai sogni, il mio corpo in languide posizioni oniriche, mentre la tua voce mi diceva cosa fare e io la ascoltavo rapito, fuggendo lontano, oltre me stesso e tutto quello che non ho mai osato essere.
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