Camminavo con mio padre, stavamo andando da qualche parte insieme e lui ha detto che sarebbe stato meglio comprare una bottiglia di vino, così ci siamo fermati in un negozio e quando è arrivato il momento di pagare, un uomo, vicino alla cassa, ha preso il pezzo da venti euro che mio padre aveva in mano e lo ha strappato, volendo dimostrarci così che era finto, allora mi sono avvicinato all’uomo e gli ho detto che era un bugiardo e alcuni dei suoi amici, appena apparsi nel negozio, mi hanno accerchiato, sussurrandomi delle cose oscene nell’orecchio, potevo vedere i loro volti come fossero i primi piani di un film noir di pervertiti - Siamo usciti dal negozio e credo che fossimo nel quartiere dove avevo lavorato per alcuni anni come insegnante e avevo la sensazione che ci stessimo dirigendo proprio verso il mio vecchio ufficio, così ho detto a mio padre che avremmo fatto meglio a tagliare per un’altra strada che conoscevo - Siamo arrivati in un luogo in cui c’era una specie di festa, però non mi sentivo tranquillo, c’era qualcosa che mi turbava in quel posto, così ho detto a mio padre di proseguire e ci siamo ritrovati in una piccola piazza, era sera adesso e c’erano delle persone sedute per terra o su degli scalini e non mi sembravano molto raccomandabili, erano come ombre ed emanavano un’aurea di disperazione, siamo andanti avanti, cercando di raggiungere vie più luminose - Ero in una casa e stavo parlando al telefono con Paul, non so da dove mi stesse chiamando, mi diceva che potevo rimanere lì fino a quando non fosse tornato - Ero in una vasca e mi stavo lavando, avevo però ancora dei vestiti addosso, così mi sono alzato e ho incominciato a levarmi la roba che portavo, in una tasca della felpa ho trovato la mia macchinetta fotografica digitale, speravo non si fosse danneggiata, così l’ho appoggiata su una mensola, sembrava stranamente asciutta, rimasto nudo mi sono risistemato nella vasca, l’acqua era ancora calda, piacevole, mi sono disteso e ho chiuso gli occhi.
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