Qualcuno doveva aver alterato la linea degli eventi, facendo confusione fra passato e presente, incanalando il flusso della vita in un loop di avvenimenti senza senso, avevo ancora il coraggio di scrivere e questo significava disporre le parole nell’ordineche io volevo, gli ingegneri del suono modificavano gli ambienti acustici per creare simulazioni mentali di rumori inesistenti, flussi di macchine e richiami di uccelli, gruppi di persone e frusciare di alberi e immagini di strade che non mi avrebbero portato in nessun luogo e per questo bellissime e perdute e ancora sogni e voci di donne dai capelli di argento e città della memoria e dell’abbandono e i rifiuti sull’asfalto, gli avanzi di cibo, le bottiglie vuote, i mozziconi di sigarette, gli stracci, i materassi sfondati, i vuoti della notte nei pensieri del sonno e il tuo sorriso che non riuscivo a dimenticare, gli sguardi che avevo accolto nel mio cuore, i canti che avevo intonato per cercare di farlo guarire, ogni giorno che portava con sé tutto quello che non sarebbe più stato, le parole che ci siamo scambiati lungo le vie di pomeriggi dorati, gli alti silenzi come mura di prigioni abbandonate, sapevo ancora come toccarti senza nemmeno sfiorare il tuo corpo, sapevo ancora come arrivarti dentro senza neanche sentire l’odore della tua pelle, c’erano i tuoi occhi come porte spalancate sul mondo, c’era tutto quello che avevo attraversato, solamente oltrepassando le tue palpebre socchiuse, i segreti che ci siamo rivelati, le promesse che sapevamo bene non avremmo mai mantenuto, c’è un universo di perfetta solitudine in ogni respiro che mi attende, una morte inevitabile in ogni passo che rinunciamo di fare, eppure siamo ancora qui, in un gioco di inganni e riflessi e non ho più paura, amore mio, a dirti quello che provo, perché è solo in questo modo che continuerò a perderti e a ritrovarti per sempre.
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