Santiago
è una proiezione mentale verso il futuro, i flussi di persone che si muovono,
sottoterra, nelle reti metropolitane, intrappolate in vagoni di metallo, i
ventilatori che girano e spargono particelle di acqua dentro le gallerie e poi
tutti vengono liberati nella luce accecante del sole, per le strade di linares
camminare controluce è quasi impossibile e allora indosso i miei occhiali rossi
alla roul duke e durante il viaggio da santiago ho assunto una
pasticca di ketoralac da 10 mg e l’effetto è stato abbastanza blando anche se
l’oro degli oppiacei si è avvicinato e le cose sembravano più nitide e meno
pericolose e leggevo l’isola di huxley mentre le sterminate campagne correvano fuori
dai finestrini e maria era al mio fianco, anche lei immersa nella lettura,
perché eravamo perfettamente immobili ed era il mondo fuori a muoversi in
direzioni sconosciute e durante la notte, nei sogni, i miei vecchi amici
tornavano a farmi visita ed eravamo ancora ragazzi e tutto era uguale ad allora
e c’era un modo, sicuramente, ci doveva essere un modo per lasciarsi dietro il
dolore, come le lente onde dell’oppio che cancellavano la sofferenza fisica,
così le ferite che ci portavamo dentro sarebbero scomparse, le cicatrici
sarebbero fiorite in nuovi germogli di gioia, le api si avvicinavano ai fiori
di un albero e si muovevano dentro i pistilli, le osservavo, le farfalle dalle
ali colorate rinchiuse, senza vita, dentro una cornice, una foto di nabokov
intento a cacciare i suoi insetti preferiti e l’incontro con jaime, le poche e
insensate parole che ci siamo scambiati e i suoi occhi, puri e tristi e le sue
lacrime e il bisogno di un contatto fisico, una stretta di mano, un abbraccio,
gesùcristo camminava malinconico per le strade di linares e io e maria lo abbiamo
incontrato.
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