seduto
in un angolo, nell’attesa di entrare nella sala. i tavoli e le sedie bianche,
grandi piastrelle rettangolari, nere e lucide,
ricoprono le pareti e il pavimento, un calice sporco con un resto di vino
rosso, i colli dorati delle bottiglie, in fila su mensole amaranto, una
congrega alcolica e immobile, un grande specchio che non riflette nulla, tranne
le illusioni del mondo, i ragazzi bengalesi pregavano nel mezzo della strada,
gli ombrelli chiusi, appesi ad un braccio, la pioggia intrappolata nelle nuvole
viola di un cielo notturno, le persone, silenziose, scivolavano lungo la stessa
strada, una boccetta con gocce a base di clorazepam ancora intatta, sul letto
della mia adolescenza ho conosciuto tutti i tuoi volti, le risate da scimmia di
un uomo che entra in un bar, quella luce, quegli odori, le ombre della mia
stanza sono ancora troppo vicine, il contatto della gamba di mia sorella contro
la mia, c’è una vita che mi aspetta, tra le linee sconosciute della tua mano
non ho voluto leggere nessun futuro, la tosse secca e violenta di una
miserabile sull’autobus, le parole di conforto del tossico che aveva accanto,
chiamano il mio nome, la sala è aperta, il buio, un ventre accogliente.
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