Le
braccia nude di una ragazza e i suoi lunghi capelli. Le sue mani che
intrecciavano margherite in un giorno di primavera, seduta in un parco. In
silenzio. La pioggia, una villa, gli alberi, i rami e le radici, i suoni degli
uccelli, le gocce che cadono sulla tela tesa di un ombrello aperto. Un’altra
ragazza, dietro il bancone di un pub. Le bottiglie lucenti. Le sue braccia
nude. Gli sguardi e il silenzio. Potrei scrivere poesie, i miei pensieri,
potrei scrivere un racconto, una serie di frasi, potrei. Ma guardarti negli
occhi e sussurrarti cosa provo è una scelta che il passato, le sconfitte, le
perdite e le lacrime hanno fatto per me. Ti incolli una sigaretta sulle labbra,
guardando fuori dai vetri sporchi, osservo le tue dita, lo smalto e gli anelli.
Nei respiri, nella mente, in tutto quello che non esiste, perché chiuso nelle
parole che non ho mai scritto, provo e sento qualcosa di ancora più grande. La
rinuncia a sapere chi sei. La distanza. Perché ogni sguardo possa essere
l’ultimo, perché ogni saluto possa essere un addio.
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