Lavoriamo per il denaro
e anche perché degli spazi, dei luoghi, rimangano liberi, zone della mente
autogestite, senza influenze di pensiero, senza forme di consumo, di solito è
tra le rovine delle vite passate, dei fallimenti, dove rimangono detriti,
qualcosa di distrutto, che le persone si nascondono, nell’attesa di liberarsi o
scomparire una volta per tutte – le grandi eliche bianche girano lentamente
mosse da forze invisibili, i fili dorati che ci tengono uniti, che ci legano al
mondo, impossibili da vedere per la maggior parte delle persone, splendenti per
pochi, visioni e riflessi, di luce che muta nel movimento, l’architettura
dell’illusione, progetti e utopie, muri crollati e ricostruiti, una città divisa,
la cui storia si confonde ad ogni passo, lasciando che i colori, i suoni, gli
odori si impossessino delle nostre percezioni – poi siamo noi la città, le
strade e i treni, le fabbriche, i palazzi di vetro e metallo, i tunnel
sotterranei, le rotaie, le croci uncinate impresse nella carne di una memoria
che non potrà mai conoscere l’oblio.
lunedì 7 dicembre 2015
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