De Gregori cantava the boxer in italiano e la sua voce era nella mia testa e Sara sedeva al tavolo di un ristorante, in una via centrale di una città e così l’ho salutata e abbracciata e le ho sorriso per poi perdermi di nuovo nei corridoi di palazzi con dentro scie di piccoli uffici, piccoli negozi e c’era quello di un antiquario con mobili pieni di cassetti - Ne avevo aperti alcuni e ci avevo trovato delle videocassette che sapevo contenere dei filmini pornografici amatoriali di quando ero giovane - Poi ho visto il volto di mio zio Marco e mi sono ricordato di quella maniera speciale che aveva di farmi ridere - Tante persone per le strade e la luce del sole che sembrava appiattire ogni cosa e lunghe, lunghe ombre sull’asfalto e la scrittura del subconscio che non sapevo da dove arrivasse, così come non sapevo dove si trovasse l’origine dei sogni - Misteri, silenzi, un anonimo corpo in un mondo di schiavi - Devo tagliarmi la barba e smarrirmi ancora e cercare e vagare - La danza delle stelle in un cielo che la sera trasformava in un’iride di lapislazzuli dolenti, la ragione avrebbe finito il suo stupido lavoro, un giorno, un giorno, sarei stato libero di stare a ghignare per settimane solo per il gusto di non avere null’altro da fare.
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